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  • Jan Jelinek: Kosmischer Pitch

    Jan Jelinek

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Sui sentieri percorsi da un fungo

Necessita amore, un disco come questo. E pazienza, molta pazienza.
Jelinek è un artista raramente domo nella sua incessante ricerca: già all’opera sotto svariati pseudonimi – Farben, Gramm – e diverse incarnazioni musicali, in “Kosmischer Pitch” esplora la propria, dichiarata e trasparente, fascinazione per l’età aurea dei Corrieri Cosmici. La tensione verso codeste musiche è così tanto esplicita che viene quasi da metterne in dubbio la veridicità, cinici come siamo.
Jelinek è un uomo di ironia sottile: benchè in effetti il Krautrock valga come ispirazione del disco, in realtà la musica ivi contenuta è assolutamente originale nella sua costruzione strutturale, ritmica e melodica. Non originale in senso assoluto, ovviamente, ma nemmeno semplice imitazione di moduli ormai stantii.
Jelinek è musicista amante della ripetizione: le sottili variazioni ritmiche, gli onnipresenti loop, le stratificazioni di suono, conducono il testo musicale verso un’apparente stasi sonora che ha bisogno (o, meglio, merita) di molta attenzione per essere compresa e goduta. Nonostante “Kosmischer Pitch” risulti essere troppo chiuso in se stesso e decisamente introverso, le soddisfazioni crescono ascolto dopo ascolto.
Jelinek è scienziato della differenza: tra rumore e musica d’ambiente, tra immobilità e movimento, tra tranquillità e tranquillità.
È comunque musica consapevole, che viene dopo il glitch, la laptronica da cameretta, la techno minimale, la micro-house, il jazz e deliri assortiti. Jelinek vi trova lo spazio per inserire alcuni strumenti “reali”, non si sa se campionati o meno, e, soprattutto, trova il tempo (espanso) per creare un disco fuori dal tempo, ma pienamente inserito nel (tempo) presente. Sottile e speziato di dolce lisergia, è un disco di ripetizione e micro-texture in movimento.

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