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Jane Campion: Donne in amore

Nata a Wellington il 30 aprile 1954, fin dalla nascita è attratta dal mondo dell’arte; avida lettrice di libri, grande conoscitrice di musica classica, due elementi che influenzeranno e arricchiranno molto il suo cinema.

Jane Campion si laurea in antropologia alla Victoria University of Wellington nel 1975 e nel 1979 in pittura al Sydney College of Art (dove farà la conoscenza di una giovanissima Nicole Kidman). Inizia a lavorare nel 1980 all’Australian Film Television and Radio School.

Femminista, amante della cultura e della letterattura classica Inglese, sensibile scrutratrice della figura femminile, trova nell’amore e nell’appropriazione di questo sentimento da parte della donna la chiave di salvezza da una realtà sociale che opprime e denigra la figura femminile, riducendola a semplice “esecutrice” delle volontà maschili. La donna per Jane Campion è artefice della propria vita quanto della propria sessualità, sceglie la sua vita come sceglie i suoi amori: filosofia femminile che avrà modo di approfondire a partire da uno dei primi corti, “Peel” (1982), che si aggiudica il riconoscimento come miglior corto al Festival di Cannes del 1986, e a seguire in “Passionless Moments” (1983), “Girls Own Story” (1984), “Two Friends” (1986) e “Sweetie” (1989) che vinceranno molti premi in ambito internazionale.

Il primo grande successo arriva però con “Un Angelo Alla Mia Tavola” (1990), un film biografico dedicato alla scrittrice neozelandese Janet Frame, ha esercitato una grande influenza nella vita artistica e personale della regista.

Nel 1993 arriva “Lezioni Di Piano” che consacrerà la Campion come una delle più importanti autrici cinematografiche del nostro tempo; dopo la Palma D’Oro a Cannes, il film conquista un premio per la miglior regia agli Australian Film Institute e un Oscar per la migliore sceneggiatura originale: Jane Campion è stata la seconda donna nella storia del cinema ad essere nominata dall’Academy come miglior regista.

Ritrova dopo tre anni una più matura Nicole Kidman in “Ritratto Di Signora”, tratto dall’omonimo romanzo di Henry James (uno degli autori preferiti della Campion) e girato tra l’Inghilterra e l’Italia nell’arco di sei mesi.

Con “Holy Smoke” (1999), interpretato da Harvey Keitiel e Kate Winslet, torna a girare in Australia e nel 2004 adatta per lo schermo il romanzo di Susanna Moore, “In The Cut”, con protagonista una Meg Ryan finalmente capace di scrollarsi di dosso l’immagine della ragazza della porta accanto. Dopo i corti “The Water Diary” (2006) e “The Lady Bug” (2007), torna al cinema nel 2009 con “Bright Star” che racconta gli ultimi tre anni della vita del poeta John Keats e della sua storia d’amore con Fanny Brawne.

Criticata da molte altre femministe per questa chiara esigenza di amore che le donne hanno nei suoi film, la Campion implicitamente si è sempre difesa regalando ai suoi ritratti femminili un giusto equilibrio di forza, determinazione ma di sensibile e delicata arrendevolezza, non alla realtà maschilista e sessita della cultura, ma alla potenza impenetrabile, ineffabile e imbattibile dell’amore e della vita. Quello che la Campion ha costruito coi suoi film è l’immagine di una donna forte nello spirito che non abbandona però il suo essere “femminile”, quindi la sua naturalità, la sua gioia nel cogliere il lato sensibile della vita. Come la Woolf prima di lei, la Campion ha capito che essere donne vuol dire soprattutto essere padrone di se stesse senza rinunciare alla propria emotività.
Essere donna in un mondo di uomini non vuol dire cercare di assomigliare e imitare questi ultimi ma mantenere la propria natura di donna, e così amarla e proteggerla.

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