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Jarboe: La stella buia del rock

A fine luglio, LoudVision ha avuto il privilegio di seguire lo splendido Supersonic Festival a Birmingham: tre giorni di musica sperimentale che spaziava dal metal al folk all’elettronica. Uno degli appuntamenti più attesi è stata la performance della band funeral doom Esoteric insieme alla splendida Jarboe. Il suo nome rischiara i volti di tutti gli amanti della musica post-punk industrial degli anni ’80: per anni Jarboe ha infatti prestato la sua voce sinistra e suadente e la sua abilità di tastierista agli imprescindibili Swans e ne ha influenzato il suono. Finita la collaborazione, Jarboe ha continuato ad esplorare la sua musica e la sua spiritualità come un tutt’uno, ha collaborato con Justin Broadrick (la mente dietro le band metal industrial Godflesh e Head Of David) e con Scott Kelly dei Neurosis. Tuttora Jarboe è una delle maggiori muse dark sulla scena musicale.E oggi si presta volentieri a parlare della sua carriera e dello stato della musica.

Quando canti dal vivo ti connetti al pubblico in maniera molto viscerale, totale, al punto che la musica diviene un’esperienza mistica di autodistruzione e rinascita sia per te sia per gli ascoltatori. Che cosa ti dà questa connessione? Ti arricchisce professionalmente, umanamente?
Vera, quando mi immergo nella musica divento un canale per essa, do tutta la mia energia, io insieme ai musicisti. Non vedo e non sento nient’altro.

Il tuo stile mescola varie influenze e non può essere costretto in una categoria precisa. Devi esserne orgogliosa. Ma se dovessi, come definiresti la tua musica? Come si è evoluta col tempo? La tua esperienza con gli Swans ti ha lasciato influenze musicali che ritrovi nel tuo lavoro solista?
Se dovessi definire il mio lavoro, direi che è sperimentale e unicamente personale. Quando sono arrivata a New York nel 1984 ho arricchito molto il suono degli Swans. Venivo da sette anni di lezioni di canto e di tastiera e da quattro anni di studio musicale a livello universitario. Grazie alla mia educazione ed esperienza, le voci e il pianoforte si sono fatti strada nella musica degli Swans fin dal 1985 ed è nato il mio primo album solista, intitolato “Blood Women Roses” con lo pseudonimo Skin. Quell’album ha direttamente influenzato “Children Of God” degli Swans. La mia portata nel cambio di suono della band è evidentissimo.

Che posizione occupano oggi le donne nel rock? L’ambiente è ancora molto maschilista? Pensi che la tua esperienza e il tuo essere una donna fortemente spirituale e carnale al tempo stesso siano stati un buon esempio per l’ultima generazione di donne rocker?
In realtà credo che finché continuiamo a dividere il rock in “donne rock” e “uomini rock” anziché dire “rock” e basta, allora ci saranno sempre sessismo e ineguaglianza. Non so dire se la mia vita abbia avuto un impatto sul rock al femminile. Io mi concentro sul mio lavoro, e se il mio lavoro ha avuto un impatto positivo, ne sono felice.

Birmingham è la patria di Justin Broadrick, con cui hai fatto un bellissimo album, “J2″. Il Supersonic Festival ha anche visto esibirsi Head Of David, per cui possiamo dire che lo spirito di Justin si stava librando su di noi. Come definiresti la sua personalità musicale? Vorresti collaborare ancora con lui in futuro?
Dopo “J2″ ho scritto e cantato una canzone per un altro progetto di Justin, gli Jesu. Secondo me la sua musica trasforma l’umore dell’ascoltatore con grande naturalezza. Ti fa aprire ad un incanto ricco e snervante. Adoro “Storm Comin’ On”, la canzone a cui ho lavorato per il CD “Lifeline” degli Jesu. È una canzone autobiografica, parla di una ragazza che si ritrova in un mondo di Oz diverso dal solito, cioè le strade dell’East Village di Manhattan negli anni ’80 (dove calpestavo siringhe ipodermiche e pozzanghere di piscia sul marciapiede). La vita della ragazza comincia come una tempesta e la paragona alla sua casa natale, a New Orleans, minacciata dall’arrivo dell’uragano Katrina.
Nel lungo periodo, mi piacerebbe fare un altro album “J2″. Sarebbe splendido coinvolgere Justin. Ma sono aperta a lasciare che “J” sia qualsiasi musicista il cui nome inizia per J, e con cui penso che sarebbe bello collaborare.

Non solo sei spesso intervistata dai giornalisti, ma tu stessa hai intervistato personalità del calibro di Diamanda Galàs, Lustmord, Steven Severin. Lo fai perché sei insoddisfatta delle interviste canoniche? Chi è stato l’”intervistato” migliore?
Non intervisto necessariamente volti pubblici, e le mie interviste non servono a promuovere CD e così via. Di solito, un’intervista si fa perché un pubblicista lavora per un’etichetta discografica o per l’agenzia dell’artista. Lo scopo è di promuovere un prodotto attraverso una campagna. Ma la mia idea è di presentare a coloro che visitano www.thelivingjarboe.com alcune persone che trovo interessanti e che hanno avuto un cammino molto vario. Non devono per forza essere celebrità.
L’intervistato che mi ha dato più soddisfazione è in realtà una persona la cui intervista è stata rimossa a causa di un radicale cambiamento di pensiero. Questa persona si era pentita di ciò che mi aveva detto, e per rispetto nei suoi confronti ho tolto l’intervista. So che suona misterioso, ma per ora è così. Se questa persona cambierà idea, l’intervista ricomparirà.

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