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Jason Derulo presenta il nuovo album Everything Is 4

In occasione dell’uscita del singolo “Want To Want Me”, Jason Derulo è arrivato a Milano per parlarci del suo nuovo album “Everything Is 4”, nei negozi dal 1° giugno.

Dopo il successo del suo primo disco, “Tatoos”, Jason Derulo torna con “Everything is 4”, undici pezzi in cui si vengono mescolate sonorità provenienti da generi diversi, quali pop, dance, urban e R’n’B, con numerose le collaborazioni importanti, tra le quali Stevie Wonder, Jennifer Lopez, Keith Urban, Megan Trainor e Matoma.

 

Durante l’intervista Jason ci ha parlato di sé, del singolo e, naturalmente, del nuovo album.

 

Il titolo del tuo album è “Everything is 4”, ma cosa significa per te?

Tutto è per una ragione. Tutto è per mia madre, per i miei fan, per tutto quello che posso fare, per il mio futuro. Ma anche il numero 4 nel titolo è simbolico: ci sono quattro gambe in un tavolo, quattro stagioni, quattro stati della materia. Le quattro gambe del tavolo sono la base solida su cui si poggia, il susseguirsi delle quattro stagioni indica il cambiamento. Ecco perché “Everything is 4”.

Anche i generi musicali presenti nell’album possono essere ricondotti al numero 4?

No, credo che siamo molti di più. C’è il country, il folk, il pop, l’R’n’B, l’alternative. Sono sicuramente più di quattro.

A proposito di questo, nell’album c’è una canzone, “Broke”, realizzata in collaborazione con Keith Urban e Stevie Wonder. Come possono generi così diversi, come pop, il country, il soul andare d’accordo tra loro?

Non credo sia impossibile, la musica è sempre musica. Credo che una canzone come “Broke” possa rompere le barriere. Perché non è solo country. Jason Derulo, Keith Urban, Stevie Wonder in una stessa canzone, è pazzesco! Non avrei mai pensato di poter sentire una cosa del genere.

Come è stato lavorare con Stevie Wonder?

Incredibile. L’ho incontrato ad una cena alla Casa Bianca. Ho parlato con lui, gli ho proposto di suonare l’armonica in “Broke” e lui ha accettato. Ha molto senso dell’umorismo ed è davvero un genio. È arrivato in studio con dieci o quindici armoniche diverse, per scegliere quella giusta per questa particolare registrazione.

Nell’album ci sono altre collaborazioni importanti, come quella con Jennifer Lopez in “Try me”. Com’è andata?

È stato incredibile avere non una, ma due leggende nel mio album. J.Lo è una delle più influenti artiste femminili di tutti i tempi e una delle più umili. Abbiamo cantato e ballato. È una canzone che parla di noi. Ci siamo innamorati di questa canzone, così come di quel momento, uno dei migliori che potremmo mai avere. Abbiamo lavorato alla canzone per due notti. È una donna fantastica.

Potresti dirci qualcosa di più riguardo ai testi e ai contenuti dell’album?

Ogni canzone è davvero diversa dalle altre. Per esempio, “Painkiller”, il duetto con Metghan Trainor, parla di come le avventure di una notte possano aiutare a dimenticare la sofferenza per la fine di una relazione, anche solo per un po’. Alleviano il dolore, proprio come fanno gli antidolorifici.

Da cosa nasce un pezzo come “Want To Want Me”, che hai scelto come singolo?

Credo sia frutto della sperimentazione, anche perché non penso mai «ora farò così». Gli anni ’80 sono stati un periodo meraviglioso. C’era un sacco di grande musica che faceva stare bene. Mi sono innamorato di quel sound. C’è molto di Michael Jackson e di Prince in questo album. Non capivo Prince quando ero bambino, non capivo perché alla gente piacesse. Quando sono diventanto più grande, sono riuscito ad apprezzarne pienamente il genio. Quindi sì, ogni cosa arriva dalla sperimentazione.

Come descriveresti il tuo album, con una sola parola?

Necessario. Ci sono canzoni per chiunque e per ogni situazione, sia che tu stia attraversando la fine di una relazione, sia che ti stia innamorando di qualcuno. Ogni canzone è speciale in modo diverso.

“Want To Want Me” è il tuo sesto singolo ad entrare nella Billboard Hot 100. Cosa serve per arrivarci?

Il talento, naturalmente. E credo che per continuare ad essere nella Billboard serva saper scrivere le proprie canzoni e non dipendere da altri.

Come hai deciso di diventare una pop star?

Ho cercato me stesso per molto tempo. Volevo cantare. Volevo provare tutto, letteralmente. Volevo fare rap, R’n’B, soul, country e jazz. I musical hanno avuto una parte importante nella mia vita, finché ho ho ottenuto un ruolo a Broadway e ho capito che non era la cosa giusta per me. Allora ho deciso di fare la mia musica, che è camaleontica, cambia, dipende dal mio stato d’animo in quel particolare giorno. Non sarà mai noiosa, perché ci sono così tanti “gusti” tra cui scegliere.

Sarai in “So You Think You Can Dance”, il famoso talent show americano sul mondo della danza, nel ruolo di giudice al fianco di Paula Badul e Nigel Lythgoe. Senti una certa responsabilità verso coloro che dovrai giudicare?

Certamente, perché ero in quella posizione non molto tempo fa. So come ci si sente a fare audizioni di fronte a tre o quattro persone. Sento la responsabilità di non dire solamente «no, fai schifo» e distruggere i sogni altrui. Penso sia importante spiegare i motivi.

A proposito di talent show, com’è stato The Voice of Italy ieri sera?

Esattamente come quello americano!

Nei tuoi video appari spesso come un sex symbol. Tu ti vedi così o semplicemente ti diverti ad interpretare questo ruolo?

Sarebbe davvero strano vedere me stesso come un sex symbol! Ma sono felice di rivestire questo ruolo, mi piace il sesso. Non lo so, io vengo da Miami e a Miami non abbiamo molti vestiti addosso (ride, ndr).

Il video di “Want To Want Me” è stato presentato in anteprima su Tinder. Cosa pensi di questo nuovo mezzo per incontrare le persone?

Penso sia incredibile, divertente e un po’ pazzesco. È come attraversare una linea e aprirsi a nuove situazioni, avere molte più opportunità di trovare qualcuno speciale che sia perfetto per te.

Ultima domanda: quale canzone sceglierai come prossimo singolo?

Non lo so, sto ancora decidendo, non è facile. Ho messo online tre o quattro altre canzoni, sperando che questo mi indicasse le preferenze del pubblico, ma sono piaciute tutte allo stesso modo. 

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