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  • Jean Beauvoir: Bare To The Bones

    Jean Beauvoir

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Suoni acustici per l’ex Plasmatics

Personaggio poliedrico e consumato chitarrista/cantautore, Jean Beauvoir non è certo un nuovo arrivato nel music businness. Qualcuno di voi ricorderà il suo ossigenato taglio “moicano” in seno ai Plasmatics di Wendy O. Williams (R.I.P.), mentre qualcun altro ne ricorderà la militanza nei Disciples Of Soul, la backing band di Little Steven. I fans dei Kiss ne rammenteranno il nome, incluso nei song-writing credits di alcuni albums di Gene Simmons e soci, mentre i maniaci del rock melodico lo ricorderanno più che altro per essere il deux ex machina del progetto Voodoo X, successivamente evolutosi nei più quotati Crown Of Thorns (memorabile la loro esibizione di qualche anno fa a Milano in supporto ai Bon Jovi, con Little Steven alla chitarra). Il chitarrista di colore ha inframmezzato la sua carriera con due discreti album solistici, cui oggi si affianca questo nuovo “Bare To The Bones”, un album prevalentemente acustico tramite il quale Beauvoir rispolvera diversi cavalli di battaglia del suo passato, riproponendoli in versione unplugged ed alternandoli ad una manciata di brani inediti. Ovviamente la natura del disco è tale per cui non ci si possa aspettare un uragano di energia sonora: le atmosfere sono infatti totalmente laid-back ed improntate al relax, il che fa di “Bare To The Bone” un CD ideale da tenere in macchina e sfoderare nei momenti più opportuni (a buon intenditore…). Tra le tredici tracce incluse vale la pena segnalare le sempreverdi “Feel The Heat” (che forse ricorderete inclusa nella colonna sonora del film COBRA con Sylvester Stallone) e “Same Song Played On And On” (a suo tempo proposta anche dai mitici FROM THE FIRE nel loro fenomenale primo-ed unico-disco), entrambe tratte dal suo primo album solista “Drums Along The Mohawk”. Citerei inoltre l’opener “Lying To Myself” e “The Night”, due brani estratti dal repertorio dei Crown Of Thorns, la ballata “Here She Comes” e la splendida “Man Without A Face”. Catrame e piume invece per “Monday”, un brano più adatto ai Backstreet Boys che ad un disco rock, e l’ennesima cover di “California Dreaming”, di cui non avremmo certo sentito la mancanza. In definitiva un album discreto, in attesa del prossimo capitolo dei Crown Of Thorns.

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