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Jeff Mills Plays Metropolis in Turin – l’unica occasione di liberarvi di una tentazione è cedervi | Report live

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Spesso ci accompagna l’eterno dilemma dell’importanza del cinema muto in piene generazioni Millennials, i cui riferimenti visivi sono ben lontani da certe opere del passato. Ciò accade anche di fronte ai capolavori del cinema pre-sonoro come nel caso del “colossale” Metropolis e del mai abbastanza lodato genio “inesorabile” (come direbbe  Godard) austro-tedesco di Fritz Lang.
Sin dai primi tentativi di musicare un’opera di tale complessità è stato evidente quanto sia stato difficile far aderire le composizioni sonore a delle immagini di tale livello. Questo si evince in tutti i casi sinora uditi: dalle musiche originali di Huppertz, alla versione di Philip Glass, alla versione “rock” di Giorgio Moroder.
Ci sembra doveroso menzionare una particolare citazione di Lang all’interno del lungometraggio di Oscar Wilde: “L’unica occasione di liberarvi di una tentazione è cedervi”. E ci sembra proprio il cavallo di battaglia di questa lunga epopea tra Metropolis e il nostro producer di Detroit.
Risale ben all’anno 2000 il primo tentativo di Mills di musicare Metropolis con un album dedicato in una delle tante incarnazioni trasformiste della sua lunga e precoce carriera di dj/producer. Questa versione, di poco meno di un’ora, è basata su una lavorazione del tutto personale dell’artista che si è addirittura occupato di rivedere il montaggio per sue esigenze compositive. La sua interpretazione non viene apprezzata dagli eredi di Lang, che negano il permesso per la realizzazione di una versione in DVD. Dopo tanti studi d’archivio e scoperte decisamente sconvolgenti (tra cui il rinvenimento del tutto fortuito di materiale stampato in 16mm trovato in Argentina e totalmente assente nelle versioni a noi arrivate fino ad oggi) hanno purtroppo reso necessario, a stessa sua detta (mai arresosi dopo quasi vent’anni di querelle), un’ ulteriore revisione per colmare il gap tra il suo primo progetto e la versione di 150’ restaurata dalla Cineteca di Bologna in tempi recenti.

Quella portata in sala (gremitissima) da dj in quel del Cinema Massimo di Torino è appunto quest’ultima faticosa rianalisi, organizzata sotto l’egida organizzativa di Seeyousound, che ci ha abituato grazie al Festival da loro organizzato ad eventi di altissimo lustro.
Con una presentazione ridotta all’osso (per lasciare probabilmente più spazio possibile alla concentrazione collettiva) è  già il momento di concentrarsi sulla proiezione ed il dj è in consolle concentratissimo, attorniato da un’aura di curiosità (e illuminato per l’occasione da alcune luci in stile candela dall’atmosfera quasi sacrale); “Mani e cervello vogliono unirsi” – come direbbe la nostra Maria di Metropolis.
Sin da subito notiamo le differenze notevoli dei nuovi campioni di Mills, completamente rivisitati e ri-ragionati in quest’ultima versione. Provando a scandagliare le nuove composizioni è visibile un tentativo di più forte mimesi ritmica in quasi tutti i capitoli del film, dalla scelta dei ritmi incalzanti (quasi psycho-techno?) nelle sequenze  dell’allagamento della città degli operai, alle sonorità celestiali alla prime apparizioni di Maria nelle catacombe di fronte gli operai, alla sequenza del rogo dell’androide che vive di sintesi quasi “bernardhermanniane”.
Non fraintendiamoci: lo stile techno-ambient che caratterizzava anche la prima versione è ancora perfettamente udibile, lo riconosciamo chiaramente. Le campionature e ri-arrangiamenti sembrano però aver ricevuto una ventata fortissima di freschezza pur rimanendo perfettamente calzanti ad un film così lontano dal cinema e dalla musica odierna.
Il silenzio nella sala del Cinema Massimo è fortissimo, quasi reverenziale, per un pubblico che è il massimo dell’eterogeneità (tra fanatici della techno più giovani, a groupie della prima ora e ad addirittura famiglie al completo), e questo per la longeva carriera di Mills stesso che abbraccia più generazioni acclamato, infine, con una standing ovation unanime al termine della performance.

La naturale conclusione di tale pragmatica contingenza è la sensazione di pienezza che ci lascia: ci riteniamo fortunati ad aver potuto godere di un evento unico nel suo genere, soprattutto alla luce della rarità di tali perle artistiche in un momento storico in cui l’innovazione artistica fatica ad emergere. Esso, altamente cesellato dalla mani sapienti di un artista capace di scoperchiare l’innata sete di conoscenza di ciò che rappresenta la domanda: “ Cos’è per te il futuro?”. Siamo, inoltre, felici che Mills non si sia mai arreso e che abbia, a distanza di quasi vent’anni, voluto  rivedere e soddisfare la sua tentazione di perfezionarlo.
E allora, se l’unica occasione di liberarvi di una tentazione è cedervi, perché non farlo?

di Domenico Raina

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