Home > Recensioni > Jello Biafra With The Melvins: Never Breathe What You Can’t See

The Jelvins

Quando un anti-juventino convintoentra in un negozio di dischi e vede l’artwork di un leone che sbrana una zebra non può che essere contento; quando poi nota che il disco in questione è di Jello Biafra in combutta con i Melvins comincia ad orgasmare. Se Jello Biafra (Dead Kennedys, Lard, Tumor Circus) non è nuovo ad uscite come queste, ricordiamo infatti i lavori con i D.O.A. (“Last Scream Of The Missing Neighbour”) o il capolavoro con i NoMeansNo (“The Sky Is Falling And I Want My Mommy”), per i Melvins si tratta solo di riprendere l’esperimento, peraltro riuscito, iniziato pochi mesi orsono con Lustmord.
Cosa ci aspetta dietro queste premesse? Semplicemente punk, e se da Biafra e dai Melvins ce lo potevamo anche aspettare, non si può dire altrettanto da parte di Adam Jones (Tool), seconda chitarra nel disco, divenuto oramai il miglior amico di Buzzo e soci. Biafra (che nel disco usa lo pseudonimo “Osama McDonald”) compone varie tracce del disco lasciandoci l’inconfondibile marchio di fabbrica DK, inoltre continua a riempire le nostre orecchie con il suo inconfondibile timbro vocale, scagliando bombe a mano sugli aspetti della società (in questo caso il rapporto tra politica e terrorismo islamico) che proprio non riesce a digerire: “cospirare” è l’unica parola d’ordine plausibile.
Passando agli otto brani che compongono il disco, sottolineamo l’opener “Plethysmograph”, viziata da sferzate adrenaliniche, la drammatica “Enchanted Thoughfist” (una “Moon Over Marin” riletta in chiave moderna), “Islamic Bomb” dove ritorniamo negli anni ’50 ad assaporare un po’ di jungle americana (sicuramente il pezzo più divertente) ed il brano conclusivo “Dawn Of The Locusts”: corrosivo e cacofonico, un lento ed inesorabile sgretolamento sonoro.
Alla fine un gran lavoro, mai pomposo ma sempre godibile, il livello compositivo ricorda il lavoro ottenuto con i NoMeansNo (ma più duro e deviato, la mano dei Melvins si sente eccome), “Never Breathe What You Can’t See” risulta essere un altro capitolo importante per il rock dell’apocalisse, e a dirla tutta pare proprio strano che musica ricca di personalità sia oggi suonata solo da musicisti con decadi di esperienza sulle spalle. Ma forse questa è solo un’ impressione.

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