Home > Recensioni > Jesse Sykes & The Sweet Hereafter: Marble Son

Ostiche meraviglie

Sofferente, acido, cantilenante, sognante, lisergico, rurale, umorale. Ecco i primi sommari aggettivi che vengono in mente ascoltando questa piccola gemma emotiva della cantautrice di Seattle e della sua band.

Difficile da catalogare, il CD comprende echi country alla Johnny Cash, cantautorato dark alla Black Heart Procession, o Buckley, echi sixties, strascichi di trip pinkfloidiani andati a male. E prende, catalizza, suadente ed ipnotico come un caleidoscopio sonoro che imprigiona i sensi.

Impossibile menzionare un titolo più meritevole di altri in un impasto musicale così delicato e sopraffino da essere un’unica entità inscindibile in singole song. Da avere.

A volte, quando non ci si aspetta poi musicalmente molto e ci si rifugia nei soliti titoli che danno certezza, è bello rimanere visceralmente sconvolti da un terremoto emozionale inaspettato che cambia ascolto dopo ascolto.

Pro

Contro

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