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  • Jesu: Jesu

    Jesu

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Portatemi nei pascoli ed abbattetemi

Jesu ti fa riscoprire il piacere di ascoltare musica. Se “Heart Ache” era stato uno dei dischi più interessanti del 2004, questo nuovo e omonimo album fa guardare nella stessa direzione. Due cose prima di iniziare: anche se il disco è stato interamente scritto da Justin Broadrick, non si può parlare di one man band visto che sono tre gli illuminati amici che si porta dietro in questo nuovo mostruoso viaggio ed infine, il disco esce sotto Hydra Head quindi se conoscete il tipo di sound che la suddetta casa si ostina (giustamente) a proporre sapete già a cosa andate incontro.
Quando lo stereo manda “Jesu” raggiungo alti livelli di concentrazione e pace interiore: mi rilasso, m’incrino e mi dissolvo assieme alle innumerevoli sigarette che stabacco durante l’ascolto. Per raggiungere questa stasi mentale prima mi sintonizzavo su frequenze AM, adesso ascolto “Jesu”. Tutto qui. Non c’è mai depressione in “Jesu” ma solo un’elevazione verso un livello di coscienza (ascetica) superiore: brani quali “Your Path To Divinity”, “Sun Day” o “Walk On Water” raggiungono il nocciolo della questione solo con il nome che gli è stato dato, osservare le foto all’interno del booklet del tipo: vicoli talmente bui che non ci andresti a pisciare neanche da ubriaco o alberi malati che mirano solo a graffiarti con il loro rami, spingono sempre più in fondo a quel vortice di slowcore fatto di un liquido denso e nero made in Codeine, dove il basso ultradistorto ti fa rimbalzare tra il drone marcio dei SunnO))), le gelide ventate del postcore e la possente attitudine doom. Il concetto è quello di prendere un uomo e mettergli davanti un mondo squallido, subdolo, che cade in rovina disperdendosi in atomi ed esplodendo in polvere. Ma non deve giudicare. Deve solo provare a capire perché “è così” usando se stesso e le verità insite in lui. Cosa non facile ma neanche impossibile, il pericolo rimane comunque la presa di coscienza del fallimento. Gente seria, musica seria.

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