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Jim Mickle e Joe R. Lansdale — Cold in July al Torino Film Festival 2014

Il regista Jim Mickle è sicuramente IL personaggio, finora, del Torino Film Festival 2014. Cordiale, simpatico, saltella come un grillo da una proiezione all’altra (il Festival gli ha dedicato una “personale”, vengono proiettati tutti i suoi quattro lavori), e per ogni appuntamento è prodigo di sorrisi e battutine. Un artista, ancora una volta, in linea con lo spirito di questa manifestazione, che mette davvero a contatto pubblico e star senza filtri.

Cold in July”, il suo ultimo film già presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, è il suo primo lavoro non appartenente al genere horror, ed è tratto da un romanzo dello scrittore americano Joe R. Lansdale (il suo “Bubba Ho Tep” era già diventato un cult movie con il film diretto da Don Coscarelli e interpretato da Bruce Campbell). Anche Lansdale ha presenziato la conferenza stampa.

Che cosa rappresenta e ha rappresentato per te il genere horror?
J. Mickle: Ho sempre amato l’horror come spettatore. Adoro film come “La casa” e “Bad Taste”, che uniscono splatter e commedia slapstick. La carriera è cominciata nel genere proprio per la mia grande passione. Il mio primo film, “Mulberry Street”, era un film sui ratti zombie con un budget di 21mila dollari, è un genere che si fa molto bene con pochi soldi.

Lei spesso usa l’horror in maniera politica e (anti) religiosa. Cosa ne pensa della religione? Cosa cerca da un horror al cinema?
J. Mickle: La religione è terrificante, mi fa molta paura. È stato Stephen King a dire che se vogliamo spaventare il pubblico dobbiamo parlare di quello che fa paura a noi stessi. La religione è il sottotema di “We Are What We Are”: mi tengo sempre un sottotema nei miei film, che interviene a salvare l’opera se non dovesse funzionare il tema principale. Da un horror mi aspetto qualcosa di “diverso”. Negli ultimi tempi i film sono tutti uguali, si trova un filone e lo si sfrutta fino alla saturazione. Mi viene da segnalare solo “The Descent” tra i film occidentali degli ultimi tempi, un film davvero interessante. Altro discorso per l’Oriente, in Corea oggi si realizza forse il miglior cinema del mondo. Penso a “The Host”, ma anche, sempre rimanendo in Oriente, “Memories of a Murder” è stato per me grossa fonte d’ispirazione.

“Cold in July” è immerso, oltre che ambientato, negli anni 80, ne riprende anche lo stile in voga in quegli anni nella colonna sonora e nei personaggi. Cosa pensa di quel periodo?
J. Mickle: Non mi piacevano molto i film americani degli anni 80. A parte “Velluto blu”, forse. Ho rivisto molti film in Blu-ray prima di fare “Cold in July”, e mi è capitato di rivalutarne parecchi. Ho avuto la fortuna di avere nel mio film due attori perfetti per incarnare il personaggi del “macho” anni 80: Sam Shepard e, soprattutto, Don Johnson.

La scelta di Michael C. Hall per il personaggio principale viene anche dall’idea di fargli interpretare una sorta di anti-Dexter (ruolo che gli ha dato la notorietà interpretato per ben otto stagioni, ndr), un texano che ha a cuore ogni singola vita umana?
J. Mickle: No, avevo visto solo tre episodi di “Dexter”, mi è piaciuto molto di più in “Six Feet Under”. Michael è bravissimo a cambiare stile di recitazione ogni volta, doveva interpretare una sorta di vicino della porta accanto e lo ha fatto in maniera egregia. È stato anche un modo, non lo nego, per lasciarsi definitivamente alle spalle il personaggio di Dexter.

Perché hai scelto questa storia e questo romanzo da trasporre?
J. Mickle: Era un libro che stavo leggendo e mi è sembrato subito perfetto per una sceneggiatura. Ho pensato che mi sarei pentito per sempre se non l’avessi fatto. Era anche “facile”: niente dinosauri, niente mostri, solo degli uomini, una pistola, un divano…

J. R. Lansdale : Ci siamo conosciuti ad un Festival a Austin, nel Texas, e Jilm mi ha subito detto che voleva fare “Cold in July”. Non ho collaborato alla stesura, ma sono comunque soddisfatto del lavoro svolto. Io ho visto il mio romanzo nel film, ho sempre sentito un grande rispetto nei miei confronti.

L’ultima domanda chiede lumi sulle voci in merito alla realizzazione di una serie tv dal ciclo di romanzi di “Hap&Leonard”, uno dei più grandi successi di Lansdale. Entrambi si guardano sorridendo e poi… confermano. Dovrebbe essere completata tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. Ci sono tutti gli elementi per una nuova pietra miliare della serialità made in USA.

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