Home > Recensioni > Joan As Police Woman: The Deep Field

Un carciofo ha strati fittamente sovrapposti

«Vi prometto che il nuovo album uscirà a gennaio prossimo!» Joan ha mantenuto la promessa.

“The Deep Field” è un album difficile, i suoi particolari richiedono numerosi ascolti. Riportiamo di seguito un’esperienza-tipo.
Primo ascolto: inizia molto bene, ma poi: Joan cos’è successo? Quando stavi male, ascoltarti era più bello.
Secondo ascolto: si inizia a pensare che non sia poi così impossibile abbattere i cliché.
Terzo ascolto: raffinata, Joan; suoni bene, Joan; sai che sei brava, Joan?

Non ha senso dire che questo album sia diverso dai precedenti.
Sono tutti simili e diversi al tempo stesso perché hanno alla base una professionalità ormai consolidata. Possiamo tuttavia ammettere che ci sono più soul e più blues, ma è solo un “più”, niente barriere nette di genere.

All’inizio si ha la sensazione di sentire canzoni singolarmente poco convincenti, forse, ma presto si cambia idea e si pensa di essere di fronte a un disco delicato e coerente.

Insomma, quel pellicciotto bianco è solo l’incarnazione del più esteriore dei nostri pregiudizi che, come tutti i pregiudizi, sono superficiali, non meno di un cappotto.
Questo lavoro sa essere tenero e profondo (lo dichiara il titolo) e Joan è vulnerabile.
Cara Joan, avevi detto ad una tua amica di Seriate – la quale non vedeva l’ora di acquistare il tuo nuovo album – che tenevi molto alle tue nuove idee ma che c’era ancora tanto lavoro da portare a termine. E sì, volevamo dirti che si capisce.

Pro

Contro

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