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Joan Thiele + Generic Animal all’Hiroshima Mon Amour, report live e scaletta

Giovedì 15 novembre il centro culturale torinese Hiroshima Mon Amour ha ospitato due giovani volti della scena musicale italiana: Generic Animal e Joan Thiele. C’erano dunque tutti i presupposti per aspettarsi un po’ di musica fresca, avveniristica e anche un po’ “istintiva”. Istintiva perché l’animale generico che porta la pelle di Luca Galizia ha questo suo modo di cantare e soprattutto di stare sul palco, che sa molto di naturale e di non premeditato. Il varesino fa le presentazioni e introduce le tracce anticipandole col titolo, puntando su “Scooter” come canzone d’apertura, contenuta nell’ultimo album “Emoranger” per “La Tempesta Dischi”. Luca saltella su e giù per la struttura dando l’impressione che stia cantando nella propria cameretta, con trasporto, immerso nel clima della propria intimità. Dopo aver cantato le prime canzoni ammette di essere un po’ teso ma con “Tsunami” e “Aeroplani” il pubblico sembra metterlo a proprio agio e preso dall’euforia sforna canzoni vecchie e nuove tra cui “Trenord”, “Qualcuno che è andato” e per finire “Alle fontanelle”. Un mix di pop, emo, beat riecheggianti su pensieri nostalgici e perché no anche un po’ liberatori di un tormentato ragazzo di periferia che sta un po’ largo nelle proprie magliette e un po’ stretto nelle proprie emozioni. Terminato il live Generic Animal ha poi lasciato salire sul palco l’italo-colombiana Joan Thiele. Artista dal nome e dalla bellezza esotica, dal dress code originale e sagace, a vederla così, si potrebbe pensare che Joan Thiele sia qualcosa di “costruito”. Invece ad un primo ascolto si capisce subito che un progetto c’è, ma è qualcosa di genuino e che pone le basi sulle proprie esperienze di vita e su tanto lavoro. I testi delle canzoni raccontano dei posti in cui è cresciuta, parole che si allacciano all’affetto per la famiglia e che denudano un’introspezione e una riflessione profondamente empirica. Joan possiede una voce eterea e dolcissima, molto decisa e limpida, canta in souplesse accennando spesso a timidi sorrisi. Corde vocali e verve che non tradiscono la predilezione per il rock, il reggae e il soul. Difatti si destreggia benissimo nell’arrangiamento dell’incoverabile “Lost Ones” della regina del soul Miss Lauryn Hill, cantata in acustico. “Heartbeats”, “Mountain of Love” e “Fire” vengono intonate alla stessa maniera, solo con voce e chitarra. Le danze partono invece sui ritmi di “Tango”, traccia omonima dell’album uscito lo scorso giugno per Universal, con “Armenia”, “Blue Tiger” e “Azul” (cantata in spagnolo) che rivelano il sound eterogeneo macchiato con un po’ di musica elettronica e pop. Un’artista come poche, una self-made woman, una ragazza che si è fatta le ossa attraverso lunghi tour e che, a mio parere, meriterebbe più attenzione. Ne approfitto per ricordarvi che Joan Thiele sarà a Milano il 14 dicembre al Rocket – Linoleum, insomma, non perdetevela! Scaletta Generic Animal: Scooter Gattone Tsunami Aeroplani Emoranger Scarpe # 1 Trenord Broncio Qualcuno che è andato Camper Sesso bastardo Le fontanelle Joan thiele: Rainbow Lost one Tango Heartbeat Mountain of love Fire Save me Blue tiger Azul Armenia Lampoon

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