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Death su cui scommettere

Una conferma. Gli A Job For A Cowboy giungono al loro secondo full-length, dopo il già promettente “Doom” e sembra proprio che il quintetto di Glendale faccia davvero sul serio. È doveroso mettere subito in chiaro come, nonostante l’etichetta di band Death-Core, i nostri diano vita ad un “impasto” sonoro molto variegato, che va a pescare da diversi lidi del frangente estremo attuale. Per quanto le similitudini con band più conosciute come Despised Icon e The Black Dahlia Murder siano facilmente riscontrabili, la proposta degli A Job For A Cowboy verte verso sonorità più death oriented (ottimo il lavoro dei due chitarristi, sempre abili ad intessere trame ben bilanciate tra tecnica e potenza), pur non dimenticandosi alcune peculiarità tanto care ai fedeli del death-core (breakdown e repentini cambi di tempo in generale).
Ottima anche la prova del cantante Johnny Davy che, abbandonate le parti di growl più “suine”, da sfoggio di una prova convincente e “ideale” al fine di dare giusta voce a queste dieci piccole perle di violenza. Considerata l’età media dei componenti (circa 19 anni, dato da non trascurare) consigliamo vivamente di non perderli di vista perché, se questo è il secondo disco e già ci troviamo a parlare di un prodotto sopra le righe, pare che gli A Job For A Cowboy abbiano e avranno ancora molto da dire.

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