Home > Recensioni > Joe Petrosino: Rockammorra

Un singhiozzo campano

“Rockammorra” è una crasi non solo fonetica, ma anche musicale: l’incontro tra sonorità pop rock moderne e la musica tradizionale campana. Crasi inoltre linguistica: l’album è cantato prevalentemente in dialetto locale, con alterazioni in inglese ed italiano. Crasi anche in senso strumentale: si mischiano strumenti elettrici ai classici suoni del golfo (mandolino, tamburello, tammorra appunto, ecc.). Crasi infine culturale: quella moderna (ambientalistica per es.) e contadino-etnica del Sud Italia.
Luca, polistrumentista di Nocera Inf., crea una variegata miscela di elementi che funzionano a singhiozzo: ad una limitata ambizione musicale fa da contraltare uno scopo prevalentemente ludico.

Originale in alcuni passaggi, in altri addirittura ammaliante, la maggior parte dell’album soffre tuttavia di un matrimonio forzato tra moderno e tradizionale. La musica funziona di più laddove Luca si immerge nelle strumentazioni folk, mettendo in secondo piano la parte elettronica (che spesso è banale e ripetitiva). Alla professionalità della produzione, purtroppo, non corrisponde una piena godibilità dell’album.

Pro

Contro

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