Home > Zoom > John Keats, tra amore e dolore

John Keats, tra amore e dolore

John Keats è uno di quei rari esempi nella nostra storia che dimostra come la bellezza di una vita non si giudica dagli anni che ha vissuto ma dall’intensità con la quale è stata vissuta.
John Keats è morto giovanissimo, ma nella sua pur breve vita è riuscito a percorrere un viaggio intenso scandagliato da momenti di forte passione e di grande dolore.

L’amore che Keats provava per la vita e per l’amore stesso è descritto nelle sue poesie, impregnate di quella romantica arrendevolezza ai sentimenti e del rifiuto di pensare al mondo e alla vita solo in termini razionali. Un romanticismo fortemente ancorato a figure magiche, poetiche, edoniste lontane dal furore della ragione frutto degli strascichi dell’Illuminismo ancora presente, ma creatore di una vita ideale formata da passioni fortissime che quasi consumano l’animo umano. Passioni che, anche se negative, meritano sempre di essere vissute.

Forse Keats, ancor prima di morire di tubercolosi, il male che l’accompagnò per tutta la vita, morì per un altro male: l’amore per Fanny Brawne, donna in qualche modo moderna, volitiva ma anche molto fragile, irraggiungibile che non ha niente da invidiare alla Beatrice di Dante o alla Laura di Petrarca: come loro, anche lei è stata resa immortale dai versi di un poeta.
Ma se per Dante e Petrarca le loro amate rappresentavano la salvezza, per Keats la sua amata è una condanna. E proprio nel film di Jane Campion ci si sofferma su questo tragico, inevitabile, indistruttibile legame tra il poeta e Fanny, quasi a voler dimostrare che quando di una cosa si ha bisogno, anche se fa male, non ci si può mai rinunciare.

Quella di Fanny è una figura femminile diversa, lontana da Beatrice o da Laura o dalla “dark lady” di Shakespeare: lei è sfuggevole non perché eterea nella sua natura, ma perché è tanto forte quanto lo sono le parole che la descrivono, è anche lei autrice e artefice di quei versi nella stessa misura del poeta e Keats si rende conto che pur sentendola sua, pur avendola fatta sua nelle proprie poesie non riuscirà mai a possederla veramente.

Jane Campion non è nuova a questo genere di racconti di donne e di femminilità e anche questa volta non dimentica il lato forte della personalità della sua protagonista, come non dimentica la sua sensibilità e il suo sconforto nel dover vivere in un’epoca che non rispecchia e non rispetta la propria personalità. Ma come Ada, Isabel, Ruth, anche la sua Fanny rinnega l’unica persona in grado di capirla per paura di rimanere intrappolata non solo in un amore drammatico ma in una comprensione che molto probabilmente la priverebbe della sua libertà e in un certo senso anche del suo disagio che per lei è quasi essenziale.

La regista neozelandese ci sa fare con le sue protagoniste e dirige una splendida Abbie Cornish: la sua Fanny diventa il centro assoluto della vicenda, il punto cardine attorno al quale gira l’intero film, e i suoi vestiti, la sua voce, la natura, le immense distese di fiori nei quali cerca conforto, sono tutte parti di essa e sono un eccellente contorno ad una storia d’amore irrealizzabile.

Se per Keats Fanny è necessaria, per lei è necessario vivere nella sua natura di creatura inquieta e libera. Entrambi schiacciati da due mali che impediscono loro di esprimersi completamente e di vivere realmente l’amore. Due opposti che si attraggono per la forza di gravità delle loro solitudini ma pur desiderandosi, quasi inconsciamente, sanno di non poter rimanere insieme: Fanny a causa della sua natura, Keats a causa della sua malattia e della sua condizione economica. E la consapevolezza di un amore destinato a finire ci ha regalato molti dei versi più belli della letteratura inglese e mondiale.

Tante sono le poesie che Keats, direttamente o indirettamente, ha dedicate a Fanny, ma quasi certamente tutto il suo lavoro è stato dedicato alla vita e al dolore che essa spesso provoca quando la si vive troppo intensamente: “Spesso il piacere è un ospite passeggero, ma il dolore ci avvinghia crudelmente” .

Scroll To Top