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John Turturro a Venezia

Il grande attore feticcio dei fratelli Cohen nonché regista in sé ha presentato al Festival di Venezia la sua ultima opera, “Rehearsals For A Sicilian Tragedy” (“Prove Per Una Tragedia Siciliana”) realizzato insieme all’amico scultore Roman Paska. Questo documentario è una dichiarazione d’amore per l’isola, vista attraverso gli occhi affezionati di un italoamericano che torna nella terra dei suoi avi (la famiglia Turturro viene da Palermo e Agrigento) per riscoprire le sue radici. Turturro e Paska hanno viaggiato a lungo per la Sicilia facendo ricerche per un film di fiction che era in cantiere da tempo, ma andando avanti, incontrando gente sempre diversa e scoprendo nuovi cibi, nuove musiche, questa ricerca è diventata un film in sé. Oggi abbiamo l’occasione per incontrare entrambi, facendoci strada fra una folla di giornalisti assiepati al padiglione della Sicilia Film Commission dell’Hotel Excelsior.

Signor Turturro, questo film è nato come il “making of” di un nuovo film di fiction a cui sta tuttora lavorando. Ma il “making of” si è poi talmente arricchito da diventare un vero film. Cosa ci sa dire di questo processo imprevisto?
John Turturro: È stata una delizia, un privilegio. Roman Paska ed io ne abbiamo parlato per molto tempo. Roman aveva molta voglia di lavorare in Sicilia, sarebbe stato facile perché lui parla un italiano perfetto e ha una bellissima casa in Sicilia. E poi è un ottimo amico oltreché un ottimo scultore. Allora io gli ho proposto che io avrei potuto essere la sua argilla. Il progetto è partito, poi è diventato molto più di quanto avessimo immaginato.

Ma sta ancora lavorando al film originario?
Roman Paska: Ci piacerebbe portarlo avanti. Ma comunque “Rehearsals” è molto più di un “making of”. È stato più che altro un processo di scoperta. Il film di fiction potrebbe ancora essere realizzato ma per ora non è in produzione, è tutto virtuale.

J. T.: A volte la realizzazione di un film è più interessante del risultato finale. Io stesso ho recitato in film che sono stati molto emozionanti da fare, ma poi da vedere erano orrendi! Ti viene da dire “e pensare che è stato così interessante girarlo!”. Beh, fa parte della vita. Comunque il particolare processo narrato in questo film è davvero insolito.

Ricorda dei momenti in cui la sua famiglia parlava della Sicilia, di cosa era la Sicilia per loro, della loro esperienza di emigranti? Ha trovato una terra simile a quella che le era stata descritta?
J.T.: In verità non parlavamo molto della Sicilia e dell’Italia, era un argomento che la mia famiglia non voleva affrontare. Sono stato portato in Sicilia dai film che ho fatto e che erano ambientati lì, e mi ha sorpreso molto quanto la Sicilia sia una terra varia e colorata, quanto l’aspetto fisico della gente cambi a seconda della zona. La storia dei siciliani rende molto complessa la storia della loro terra.

Ha altri progetti per il futuro?
J.T.:Il mio futuro? Non ne so nulla, magari ci vedessi chiaro!

Tempo scaduto: Turturro e Paska vengono omaggiati di un enorme vassoio di dolcetti siciliani, a cui tutti attingiamo a piene mani. Poi si dileguano con un educato sorriso. Ma la loro giornata è ancora lunga.

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