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  • Jolie Holland: Pint Of Blood

    Jolie Holland

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All my ex’s live in Texas

PREMESSA: Jolie Holland è una delle mie femmine con chitarra (e con una serie di strumenti collaterali pressoché infinita: guardatela qui) preferite di tutto il mondo. Quando si dice le buone compagnie, è importante sottolineare che condivido il palchetto degli ammiratori con Tom Waits e Sage Francis.

Da qualche tempo (dal 2008) la texana preferita da me e da Waits si è detta «Va’, se non la faccio adesso la svolta elettrica chissà quando la faccio». Ha abbandonato la tendenza jazz, ha abbracciato una certa compiacenza pop, ha realizzato un disco oggettivamente bruttino (quello del 2008, appunto) e poi ne ha dato alle stampe un altro: il solito incrocio di blues, folk e r’n’r, di Creedence Clearwater Revival e della sempre paragonabile Billie Holiday. Se fosse una stanza, trasuderebbe anima da tutte le pareti. Come al solito, infatti.

Quindi “Pint Of Blood” cos’è? È Jolie Holland della maturità: testi sapientissimi e voce rifiorita. Non che prima non si facesse sentire, ma qui Jolie Holland gorgheggia come un’allodolina. Anzi, talvolta lo fa davvero troppo perché non sembri un atto di manierismo fine a se stesso. Presente nell’album anche una nuova versione di “The Littlest Birds” delle Be Good Tanyas.

C’è da dire, però, che Jolie Holland jazz, meno virtuosa e – se si vuole – molto meno originale aveva dei pezzi freschi, immediati, mai dimenticabili. Le ballate tristi un tempo erano profonde. In questo caso, invece, sono solamente tristi.
7 per l’intento, 5 e mezzo per la riuscita.

Pro

Contro

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