Home > Recensioni > Jorn: Spirit Black
  • Jorn: Spirit Black

    Jorn

    Loudvision:
    Lettori:

Il talento e il savoir-faire

Un talento come quello di Lande non può lasciare indifferenti. E se decide di riordinare la sua proposta musicale proprio sotto gli aspetti che più potevano lasciare perplessi, in primis il sound, e snellisce le strutture delle canzoni da quelle divagazioni che spesso apparivano un po’ forzate, messe lì per fare il rocker duro e puro ma con lo sguardo su presente e passato, ciò che ne risulta non può che colpire al cuore.
“Spirit Black” infatti emoziona e sa essere buon amico. E farà la gioia di tutti i fan del cantante norvegese, questo va detto da subito.

Non è comunque la veste formale a colpire, quanto la resa generale di canzoni che seppur raramente uscite da una penna massimamente ispirata, sfruttano a pieno un potenziale comunque non indifferente, in grado di garantire loro un presente di sinceri riconoscimenti. E per il futuro, si vedrà.

È così il Lande targato 2009, un ragazzone oggi forse più a suo agio con le proprie doti, che ha abbandonato momentaneamente le velleità progressiste e prosegue il cammino all’interno di quei paletti che fino a ieri sembravano frustrazioni, ma che oggi paiono pietre miliari della strada nella quale il Nostro è felicemente re.

È vero che lungo il disco emergono costantemente nomi come Rainbow, Ronnie J. Dio, Whitesnake e anche Led Zeppelin, ma si sente anche molto del passato artistico del cantante. Si scorgono (forse più che in passato) gli Ark di “Burn The Sun”, i Millenium di “Hourglass”, i The Snake di “Once Bitten”, finanche i Masterplan dell’omonimo debutto, un po’ edulcorati – il tutto, diremmo, a rimarcare una personalità artistica che c’è e un passato che ormai ha trovato una propria collocazione. La conferma può essere l’impossessamento di “I Walk Alone”, il singolo apripista del primo album da solista di Tarja Turunen, ulteriore dimostrazione della capacità del norvegese di vestire con i propri personali colori qualunque melodia si ritrovi a cantare. In breve, potremmo anche smetterla di pensare a Jorn come emulo di David Coverdale; anche in occasione di un disco che pure tanto deve a quella tradizione musicale. È un paradosso, siamo d’accordo, a cui però ci piace pensare.

È altamente probabile, a dire il vero, che “Spirit Black” sia frutto di meditazioni a tavolino; ma funziona, appare ispirato ed equilibrato. E sebbene raggiunga l’obiettivo pescando arditamente, caparbiamente e sapientemente dal passato del proprio autore, e certo non solo dal suo, davanti a risultati di questo livello, è difficile lamentarsi.

Prendi Jorn, snelliscine il sound da tutta l’effettistica a sproposito che ha usato nelle sue uscite soliste, levagli la necessità di rendersi forzatamente peculiare rispetto alla tradizione hard’n’heavy abbracciando lidi contigui (più “diversi”, che “nuovi”); dagli un po’ di fiducia in se stesso, dagli soprattutto un pugno di buone canzonia e avrai “Spirit Black”.
Fino a ieri sembrava quasi annoiato da certi contesti sonori, oggi invece perfettamente a suo agio. È imprevedibile, il ragazzo.
Lande è tornato, vuole fare bella figura, anche a costo di qualche consenso facile, e ci sta riuscendo.

Pro

Contro

Scroll To Top