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Un atteso ritorno che mescola stile ed emozioni

Dopo l’ultimo full length del 2001, i Journey ritornato in grande stile, affidandosi nuovamente alla produzione di Kevin Elson (già in “Escape”, “Departure” e “Frontiers”). Nello stesso tempo, un colpaccio per l’italiana Frontiers, che ora annovera tra le sue fila i leaders indiscussi dell’A.O.R.
Dal 2002 (anno che segna la dipartita dalla major Sony) ad oggi, il suono della band di San Francisco sembra aver subito graduali metamorfosi. Già a partire da “Trial by Fire” e, in modo più evidente, in “Red 13″, Neal Schon e soci hanno potenziato l’impatto sonoro (in particolare, la sezione a corde). Ciò conferma la versatilità del dinosauro californiano che, anche in questo modo, continua a stupire, come ormai fa già da trent’anni. E in “Generation” ciò appare soprattutto nella volontà di tutti i membri di alternarsi al microfono, per interpretare le tredici tracce. Una particolarità che finisce poi per caratterizzare anche lo stesso sound dell’album, rendendolo più variegato. Sembra addirittura di ascoltare un altro disco quando fa capolino la voce sporca e west coast oriented di Ross Valery.
“Generations” (nel nome è manifesto l’intento di rivolgersi sia ai vecchi che ai nuovi fans) è un altro centro dei cinque musicisti (ormai più o meno consolidati dal 1996), che continua, come i precedenti lavori, a ridefinire il concetto di A.O.R. e ad ispirare la totalità dei gruppi che gravitano in questa fascia di musica. Schon è sempre più in evidenza rispetto ai primi anni; Augeri riesce a presenziare ancora in ottima forma a discapito di cori decisamente ridotti. In “Generations” sono, come sempre, presenti hits scala-classifiche, nascosti tuttavia da un tenore complessivo dell’album abbastanza elevato (il che è stupefacente, se si pensa che tutta la base del lavoro è stata registrata in poco più di una settimana). La mano esperta dei Journey, dunque, ha sparato un’altra volta diritto al cuore, per colpire indistintamente la nuove e le vecchie Generazioni!

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