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  • JoyCut: Ghost Trees Where To Disappear

    JoyCut

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Esperienza trascendente

Pensate a un posto legato a particolari ricordi, d’infanzia o più in là nel tempo che siano: quale sarebbe stata la colonna sonora adibita a sfondo per siffatti frammenti di vita?

Il gruppo indie italiano ha già in mano la risposta. Il quarto LP fa perdere l’ascoltatore in un’ipnosi fuori dalla dimensione del presente, fra chitarre dolcemente stridenti (che ricordano i riff degli Editors) e percussioni energiche nei punti culminanti. Non manca il pianoforte, ispessito da basi eteree e trasognate – molto anni ’80 -, interrotto solo dalla voce del frontman.
Liriche (in inglese) fitte di sensazioni provate, ma ancora da scoprire, inevitabilmente.

Un altro punto guadagnato dalla musica indipendente.

Avete bisogno di espiare le vostre colpe?
Vi sentite a disagio perché non vi siete confessati di recente?
Bene, ascoltate questo disco e avrete posto la parola “FINE” a tutte le seghe mentali partorite dalle di voi menti.
Garantiamo noi.

Pro

Contro

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