Home > Recensioni > JSS – Jeff Scott Soto: Beautiful Mess

Le metamorfosi

Abituati da una carriera e dai suoi due precedenti capitoli solisti ad ascoltare la voce rauca ed elegante di Jeff Scott Soto in contesti collocati tra l’hard rock e l’AOR più dinamico, potrà essere disorientante ritrovare lo steso cantante americano (che oggi si fa chiamare JSS), alle prese con un disco che abbandona (chissà se definitivamente) l’AOR, i Journey e soprattutto le atmosfere 80ies, per tuffarsi in un’avventura dal sapore molto più easy e solare.

JSS diventa così un ipotetico incrocio tra Lenny Kravitz, Terence Trent d’Arby, Jeff Scott Soto (!) e Glenn Hughes – quest’ultimo soprattutto per il gusto e la volontà di mischiare una certa tradizione rock, a soul e funk (cfr. “Testify”). Di primo acchito è addirittura quasi impossibile non sentirsi sballottolati (magari anche piacevolmente) passando nel giro di una traccia dal piglio hard rock dell’opener “21st Century”, alla pacatezza di “Gin & Tonic Sky”, dal funk di “Bring It Home” alle atmosfere acustiche di “Broken Man”: e in effetti pare esattamente questo ciò che Jeff Scott Soto ha inteso realizzare con la sua terza fatica solista. E se vi sembra un bel casino, siete molto più vicini alla soluzione di quanto immaginiate.

In ogni caso, JSS sorprende per l’apparente semplicità e pressoché sicura naturalezza con cui spiattella queste 14 canzoni che, andando a scavare nel background più profondo e meno noto dell’artista americano, compiono una virata stilistica con tanto di stravolgimento d’attitudine, obiettivi e mezzi artistici come ultimamente non se n’erano più viste.

Il risultato finale, dopo cotante premesse, è tanto ammirevole nelle sue intenzione, quanto purtroppo discutibile nella sua riuscita finale. A perplimere sono piuttosto canzoni dal songwriting secondo noi non proprio all’altezza delle ambizioni che il disco cui appartengono apparentemente nutre, vista la cura degli arrangiamenti e dei suoni, nonché la professionalità dei musicisti coinvolti.

Essendo il primo esperimento del fu signor Soto in questi ambiti artistici e musicali, forse si tratta solo di un male passeggero; però, in futuro, per convincere i fan e (almeno) abbracciare nuove fila di sostenitori, servirà qualcosa in più.

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