Home > Recensioni > JSS – Jeff Scott Soto: Prism

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Risulta molto gradito questo ritorno alla release solistica di Jeff Scott Soto, il mitico vocalist che i più ricorderanno tra le fila dei Rising Force del buon Malmsteen, ma il cui curriculum risulta essere tra i più ricchi e prestigiosi riscontrabili nel music business: dagli Eyes agli Humanimal, passando per i Talisman, i Takara ed Axel Rudy Pell, il computo degli album che hanno visto in un modo o nell’altro la sua presenza ammonta a circa 50. Incredibile ma vero, questo “Prism” è solamente il suo secondo parto a solo, e ci viene consegnato a circa 7 anni dalla pubblicazione del precedente “Love Parade”, un ottimo album in cui emergeva prepotentemente l’amore di Soto per un hard rock a tinte funky, neanche troppo distante da quanto ci ha abituato a far ascoltare il “divino” Glenn Hughes. Proprio Hughes rappresenta un po’ il trait d’union tra “Love Parade” e questo nuovo lavoro: è infatti con lui che il buon Jeff duetta su “I Want To Take You Higher”, uno degli highlits dell’album. Si tratta comunque di un episodio isolato, in quanto il disco risulta più propriamente orientato ad un AOR cristallino e di pregevole fattura, tanto da guadagnarsi senza troppi problemi un posto nella mia personalissima classifica dei migliori lavori di questo genere per questo morituro 2002. Inutile cercare i brani migliori: dall’iniziale “Eyes Of Love” alla conclusiva “Don’t Walk Away” l’album risulta omogeneamente positivo, grazie ad un’alternanza ben calibrata di mid-tempos (“Heaven Knows”, “2 Late 4 Goodbye”) e ballate romantiche (“Don’t Wanna Say Goodbye”, “Till The End Of Time”). Davvero un gradito ritorno.

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