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  • Jurassic World: Il Regno Distrutto

    Diretto da Juan Antonio Bayona

    Data di uscita: 07-06-2018

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Jurassic World – il Regno Distrutto”, diretto da J.A. Bayona, si apre a tre anni dalla distruzione del parco. Isla Nublar, l’incontaminato paradiso al largo della Costa Rica scelto da John Hammond per fondare il suo Jurassic Park, oggi è abitata da soli dinosauri. Un ecosistema protetto dal mondo esterno, ma minacciato dall’imminente eruzione del vulcano dell’isola, che promette una seconda estinzione di questi animali. La domanda che si pone il mondo è quindi: cosa fare? Lasciar estinguere delle creature uniche, anche se riportate in vita dall’uomo e pericolose per ogni altra forma di vita sulla Terra, o considerarle specie a rischio? Salvare i dinosauri o lasciarli morire? Salvare o lasciar morire Jurassic Park. Pardon, World. 

Non so voi, ma per me è impossibile non vedere in tutto questo una metafora, forse involontaria, del franchise. E quando il matematico specializzato nella teoria del caos Ian Malcolm (Jeff Goldblum) consiglia al Congresso di non interferire, lasciare che la natura (la casualità nell’evoluzione, perché ci tiene a precisare che “Dio è fuori dall’equazione”) segua il proprio corso, sembra quasi che il consiglio sia diretto alla produzione del film. 

Perché, forse fin dal “Mondo Perduto”, qualcosa non ha più funzionato. Perché ritrovare la profonda, totalizzante, devastante meraviglia di quel primo “Jurassic Park” di Steven Spielberg è un compito più difficile del previsto e non basta aumentare il numero dei dinosauri o creare ibridi più letali. 

Insistono molto, in questo “Jurassic World – il Regno Distrutto”, sulle emozioni provate alla vista del primo dinosauro e anche lì, involontariamente, finiscono per riportare alla memoria al momento in cui Alan Grant si toglieva gli occhiali da sole, rimanendo a bocca aperta come noi. E, ogni volta, vorremmo essere a casa a vedere “Jurassic Park”, con le lacrime agli occhi.  Nessuno, tuttavia, ha mai chiesto ai vari sequel e reboot di replicare l’irreplicabile. A tutti noi sarebbero bastati dei buoni film di intratteniamo, divertenti, in grado di raccontare storie diverse. 

Bisogna dire che “Jurassic World – il Regno Distrutto”, nelle intenzioni, prova a discostarsi nettamente dai predecessori e a guardare più di tutti all’attualità. Contemporaneamente, Bayona prova a mescolare il ritmo forsennato del film d’avventura alle atmosfere del thrilller e horror. Restringe gli spazi, forse a discapito della verosimiglianza, cercando un senso di claustrofobia che non riesce però non riesce mai a tradursi in tensione narrativa.

Le intenzioni, tuttavia, non bastano se non sono supportate da una sceneggiatura in grado di sostenerle. Quella di Colin Trevorrow e Derek Connolly è semplicemente superficiale, disordinata, a volte sciocca. Non si preoccupa di dare spessore alla riflessione, plausibilità alla storia né respiro alla narrazione. L’importante è continuare a correre e non fermarsi mai, mentre le ambientazioni cambiano, ma le situazioni rimangono, fondamentalmente, le stesse.

Non fa nemmeno un tentativo per costruire dei personaggi in grado di coinvolgere emotivamente, che possano essere amati. C’è “il bell’eroe ironico con i muscoli” (Chris Pratt), “l’idealista” (Bryce Dallas Howard), “la veterinaria senza peli sulla lingua” (Daniella Pineda), “il comic relif” (Justice Smith), “i cattivi senza scrupoli in stile Bianca e Bernie” (Rafe Spall e Ted Levine), “la bambina da salvare” (Isabella Sermon). Personaggi di cui è impossibile ricordare i nomi, interpretati tutti con il pilota automatico.

Ma che importa del cast umano, se ci sono i dinosauri, direte voi! E in effetti, malgrado la sovrabbondanza invadente di una CGI paragonabile a quella di “Jurassic World”, ma integrata con qualche buon effetto pratico, i pochi momenti capaci di emozionare sono tutti affidati alla muta espressività di queste maestose creature. Non bastano un’intesa sequenza con un brachiosauro in pericolo o gli occhioni di Blu per salvare un film intero.  

Sulla carta, questo “Jurassic World – il Regno Distrutto” vuole decisamente essere troppe cose senza avere una minima idea di come fare. Finisce, così, per essere nient’altro che un film d’avventura generico e un po’ insipido. C’è però da ammettere che la riflessione molto grossolana su uomo e ambiente al centro del film, riemerge alla fine in modo del tutto inatteso. Non mi aspettavo una così netta presa di posizione, non mi aspettavo riferimenti così specifici ai mutamenti in corso. Il finale di questo secondo capitolo di “Jurassic World” si apre, forse per la prima volta, verso scenari potenzialmente interessanti per il futuro. Visto che nessuno segue mai i consigli di Ian Malcolm, serve solo la volontà di fare qualcosa di bello e interessante, questa volta.  

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