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Justified: Un western contemporaneo

Ha debuttato in Italia sul canale satellitare AXN il 25 gennaio 2011 la nuova serie targata FX, “Justified“, creata da Graham Yost da un omonimo racconto di Elmore Leonard e interpretata da Timothy Oliphant nel ruolo di Raylan Givens, un marshall dei nostri giorni trasferito all’inizio del pilot nel distretto rurale del Kentucky, dove è cresciuto. Si troverà qui a fare i conti con vecchie amicizie sempre in bilico sul confine della legge, e ancor più spesso al di là del confine, bazzicato non da ultimo da un padre truffatore.

Con “Justified” il serial americano si rifà al mondo western che a dire il vero la tv bazzica abbastanza poco (se si esclude “Deadwood”). Dunque è un doppio piacere dare il benvenuto a una storia che ci permette di seguire un racconto seriale lungo la linea della Frontiera, ambientazione così radicalmente americana eppure così poco sfruttata, un western moderno ma che conserva (quasi) intatte tutte le dinamiche e tutti gli aspetti del classico mondo di Frontiera. A cominciare da Raylan che è un uomo di legge con l’inseparabile stetson calato sulla testa, di poche parole e dal grilletto facile, propugnatore di una mascolinità in antitesi con quelle più complesse e contraddittorie degli ultimi anni. Un uomo d’altri tempi, con la fondina sempre carica. Tuttavia, il personaggio non scade mai nella macchietta né nel pistolero legnoso appena sbucato dai fondali dipinti di un set hollywoodiano. Nel suo tentativo di districarsi e prevalere col suo codice morale e legale, il nostro marshall dovrà confrontarsi prima di tutto con se stesso, con i precedenti rapporti che lo legano a quella terra e ai suoi abitanti e – più personalmente – con la sua ex moglie, ora risposata, cui non ha mai smesso di pensare e una nuova fiamma, troppo ardente però per tenerlo lontano dai guai.

Il microcosmo da piccola cittadina, infatti, non ci mette molto a premere per esplodere. E le amicizie scomode a fare le loro piazzate, portando al proscenio l’altro grande elemento di ogni racconto western che si rispetti: l’amicizia virile. In questo caso il rapporto è ambivalente, il sentimento tra Givens e l’amico di infanzia Boyd Crowder è subito minato alla base. E non c’è da meravigliarsene visto che Crowder senior è proprio il boss della mala in città. A raffreddare e complicare ulteriormente i rapporti ci si mette la morte del fratello di Boyd, per mano della moglie maltrattata, diventata subito l’amante-protetta di Raylan.

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Un florilegio di problemi sparati dritto in faccia allo spettatore sin dal pilot, che ci catapulta immediatamente nella realtà anticata del Kentucky, cui mancano i saloon e i cavalli, ma che per il resto è uno scenario perfetto su cui far muovere le pedine western.

Dotato di un ritmo accattivante, rinverdito di episodio in episodio di nuovi casi che servono sì a movimentare la visione, ma di volta in volta anche a farci conoscere Raylan e le sue sfumature. E, al contempo, facendo procedere magistralmente trama verticale e trama orizzontale, il serial ci accompagna nella cittadina della contea di Harlan, dove tutti conoscono tutti e la stretta vicinanza tra ufficiali della legge e criminali, spesso legati anche da parentela, rendono i confini della legge sempre più sfumati, nella più pura tradizione western. E se, in fede al genere, siamo in un mondo-città quasi del tutto maschile, è pur vero che le (poche) donne che popolano gli episodi rivendicano e guadagnano subito la loro individualità, che spesso vince nettamente su una mascolinità ottusa, parto di una cultura arretrata e di una vita all’ombra della società più evoluta. Basta un attimo, un tiro di schioppo, lo sparo di un fucile, perché la figura minoritaria della donna si erga a vendicatrice e liberatrice di se stessa. Ma il mondo di confine non è facile, e se alcune donne svilupperanno uno spirito coriaceo che dà del filo da torcere anche ai criminali, il pericolo è sempre all’erta.

Ciò che più affascina del serial è però proprio la figura di Raylan Givens, poliziotto-pistolero la cui apparente scorza invulnerabile non manca, nel corso della stagione, di rivelare poco a poco una complessità e un’umanità più spiccata, anche se blindata sempre dentro la divisa e gli stivali e la pistola del difensore della legge, dell’uomo con la stella sul petto.

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