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Kamelot: Sotto la luce di una stella morente

Anche se il 2010 non si è chiuso in maniera del tutto positiva per i Kamelot, soprattutto a causa della cancellazione del tour americano, dovuta all’esaurimento nervoso che a settembre ha colpito il vocalist Roy Khan, la band guarda al 2011 con fiducia, complice il successo mondiale di “Poetry For The Poisoned”, il loro nuovo lavoro.

Uscito all’inizio dell’autunno, il CD si è subito piazzato in cima alle classifiche metal, ottenendo consensi sia dalle schiere di fan che dalle principali riviste del settore. Dopo più di 15 anni di carriera, nove album da studio e due live, i Kamelot si preparano ad affrontare forse la loro sfida più grande. Ce ne parla il simpatico e disponibile Thomas Youngblood, la principale mente fondatrice e creativa del gruppo.

Qual è il tema principale di “Poetry For The Poisoned”? Si tratta di un concept album?
Il tema principale del titolo riguarda il veleno che ognuno di noi porta in sé, nella propria anima. Che sia la dipendenza da droghe, la vanità o qualsiasi cosa associabile al vizio in senso lato. Oppure, si riferisce a dei singoli casi, come ad esempio il fatto di trovarsi coinvolti in una situazione negativa, come potrebbe essere una relazione sentimentale dolorosa. Il concetto è quindi una metafora per tutte queste difficoltà che affrontiamo nella vita quotidiana e dalle quali vorremmo fuggire. Questo è il filo rosso che corre lungo il nostro ultimo lavoro, che però non è un concept inteso in senso stretto.

Alcune track, peraltro di un’intensità particolare, sono dedicate al famoso serial killer Zodiac… Quale punto di vista avete adottato? Quello delle vittime o dell’assassino?
Le canzoni sono state scritte partendo dal punto di vista del killer, ma non perché simpatizziamo per lui, che è assolutamente malvagio, cosa che, come tutti gli altri serial killer, è una scusa triste per un essere umano e certamente non giustifica il suo operato. L’idea del serial killer e di alcuni pezzi che gravitano intorno a lui è venuta a Roy, e ho pensato che se avessimo messo in pratica il suo progetto, avremmo dovuto utilizzare un fatto realmente accaduto e non una storia fittizia. Ho fatto delle ricerche e Zodiac sembrava una storia interessante da mettere in musica. Abbiamo scelto di far interpretare quindi lo Zodiac a Jon Oliva, che ha una voce unica e una sfumatura di geniale follia.

Visto che Sean C. Tibbets è diventato un membro stabile della band, avete cambiato qualcosa nel processo creativo e di produzione, o nel songwriting?
Hmm, in realtà non ancora. Le parti musicali e i testi delle canzoni erano già stati scritti e composti nel periodo in cui lo annunciavamo come nuovo bassista. Ma posso ipotizzare che ci sarà più input da parte degli altri membri dei Kamelot nel prossimo CD, dato che è qualcosa di cui abbiamo parlato, e non vedo l’ora di vedere quali idee possano uscire se cambiamo leggermente il nostro modo di lavorare.

Come collochi “Poetry For The Poisoned” nella carriera dei Kamelot? Quali sono le differenze più rilevanti rispetto agli altri album?
Vediamo, direi che suona un po’ più progressive di “A Ghost Opera” e più oscuro di tutti gli altri precedenti. Le melodie sono diverse da ciò che abbiamo fatto di recente. Anche se alcuni lo definiscono più commerciale degli altri lavori dei Kamelot, io direi che è proprio il contrario. Però, per ironia, abbiamo ottenuto più passaggi nelle radio americane di prima!

Ci racconti degli ospiti che hanno lavorato al CD? Avete scritto le canzoni pensando proprio a loro come co-interpreti o li avete scelti perché pensavate avessero il phisique du role? In particolare, mi viene in mente la performance di Jon Oliva in “Dear Editor” e in “The Zodiac”…
Le parti degli ospiti sono state tutte composte nella fase demo: abbiamo meditato sulle parti che Roy aveva già scritto nei demo e poi abbiamo pensato a chi sarebbe stato adatto a cantarle. Come ti ho detto prima, nel caso della parte di Jon Oliva per “The Zodiac”, la sua voce è stata la scintilla che ha fatto partire l’idea di collaborare con lui, soprattutto nela seconda parte della canzone. In “The Great Pandemonium” abbiamo discusso la parte e siamo stati indecisi fra Howard Jones e Bjorn Strid, abbiamo scelto Bjorn e si è dimostrata la giusta decisione. Si adattava perfettamente alla parte e nel video è fantastico. L’assolo di Gus G invece è tutto suo, noi gli abbiamo solamente inviato la traccia ritimica.
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Come descriveresti l’artwork di “Poetry For The Poisoned” e in che modo si ricollega al contenuto dell’album?
L’artwork è una creatura della mente di Seth Siro Anton, che conosceva il titolo dell’album su cui avrebbe dovuto lavorare e al quale abbiamo inviato alcune idee. Il progetto iniziale era già stato abbozzato e lui ha fatto una nuova sessione fotografica con alcune modelle che lavorano con lui in Grecia. Ha poi costruito la nuova copertina nel giro di cinque mesi di lavoro di editing e di vari tentativi. Sono davvero entusiasta del risultato finale!

Hai dei progetti paralleli?

No, purtroppo non ho il tempo per dedicarmi ad altri progetti, oltre ai Kamelot. È qualcosa però alla quale penso spesso e che avrei sempre voluto fare, comporre e suonare musica totalmente diversa da quella della mia band principale.

Come avete intenzione di riprogrammare il tour negli USA? Ricomincerete da dove avete interrotto o aggiungerete nuove date? E per quel che riguarda la tranche europea? E verrete anche in Italia?
Sì, abbiamo da poco annunciato il tour europeo del 2011, che comprende anche Milano, mentre la tranche americana sarà riorganizzata per l’estate prossima, con alcune date aggiunte al programma.

Programmi per il futuro immediato? Visto che avete cancellato il tour americano, aspetterete semplicemente che Roy si rimetta in sesto?
Mah, credo che se avessimo avuto a disposizione più giorni con Michael, allora avremmo potuto anche terminare il tour negli USA. Ma abbiamo avuto solo tre giorni di tempo per provare!! Speriamo e ci aspettiamo che sei mesi di pausa siano sufficienti a Roy per tornare con noi e finire almeno il tour a supporto di “Poetry…”. Posso solo dirti che la cancellazione del tour ha comportato enormi perdite finanziarie per la band e anche per i numerosi collaboratori che avevano un contratto con noi durante il tour, nonché per le band dei supporting act che hanno speso migliaia di dollari per i voli, i visti, ecc. Per questo, la nostra intenzione è quella di non cancellare mai più delle date già in programma.

Quali sono gli artisti che hanno influenzato il tuo stile in modo più evidente?
Credo che il mio modo di suonare sia stato influenzato da diversi artisti. All’inizio mi piacevano Strunz & Farah. Poi, ho scoperto gli Iron Maiden, i Queensryche e molte altre band. Ad esempio, quando ho cominciato a suonare ammiravo moltissimo Michael Schenker, e questo finché non l’ho incontrato di persona. Ma alcuni suoi vecchi lavori, come “Assault Attack”, sono fra i miei album preferiti di sempre.

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