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Karenina: Il Futuro Che Ricordavo

Un nuovo gruppo nella casa dei cantautori indie

Il CD dei Karenina ricorda molti classici del cantautorato indipendente e contemporaneo italiano.

Alcuni cantati emulano la voce di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, altri di Giovanni Giulini dei Marta Sui Tubi (è Paolo Pischedda che lo ha prodotto), seppur ovviamente senza la stessa cristallinità. Altre ancora copiano lo stile (e i testi) di Manuel Agnelli e degli Afterhours, cui anche il titolo dell’album, “Il Futuro Che Ho Dimenticato”, è un omaggio. Altre citazioni sono a Moltheni e a Benvegnù, ma anche ai Radiohead e ai Tortoise (e a certi CSI).

Musicalmente molti rumori di fondo, dalla pioggia ai tasti di una macchina da scrivere, pianoforti ossessivi e chitarre rock dal suono pieno e singhiozzante, con la melodia su tutto. Suoni bellissimi, come la batteria di “Colore” e lo shuffle della title-track.

Alcuni testi purtroppo non sono ben riusciti: in “Gli Anni Di Piombo” si nota un goffo autocompiacimento («Non dovremmo maaaai fidarci della verità» ?). La band riesce meglio nelle tematiche intimistiche.

Pro

Contro

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