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Kasabian: Vi presentiamo “48.13”

Milano ieri si è tinta di rosa, per accogliere a dovere i Kasabian e il loro nuovo album “48.13”, in uscita proprio in questi giorni per la Sony. A ogni fermata del tram un paio di manifesti del suddetto colore annunciavano l’arrivo dell’attesissimo disco con un bel “The time is now!” scritto a caratteri cubitali. Ma la scelta di collocare i manifesti alle fermate del tram non era affatto casuale. Infatti ieri, in giro per il centro di Milano, di tram ce n’era uno del tutto speciale, che certo non poteva passare inosservato nemmeno agli occhi di chi i Kasabian, forse, non sapeva nemmeno chi fossero: un tram rosa shocking, con a bordo nientemeno che la fortunata band di Leicester in carne e ossa.

È stato così, a spasso su questo tipico veicolo milanese, ritinteggiato per l’occasione, che i quattro hanno voluto incontrare i propri fan, per autografare loro dischi e magliette e per scattare foto insieme. A fare da sfondo alcune tra le vie più centrali di Milano.

Per quanto ci riguarda, abbiamo incontrato Serge – maglietta bianca con stampato in nero il numero 48.13 – e Tom durante l’ultima corsa del tram rosa, quella delle 15.30, e mentre da piazza Fontana ci muovevamo sferragliando verso piazza Castello abbiamo rivolto loro alcune domande, nel corso di una piccola round table “on the road”.

Innanzitutto, perché avete deciso di fare questa intervista su questo tram, che si muore dal caldo (ridono tutti, n.d.r.)?
Tom: Ci sembrava un bel modo di presentare il nostro nuovo album, visto che il tram è un mezzo di trasporto così comune a Milano.

Perché avete scelto il rosa come colore principale del vostro progetto?
Serge: Il rosa è il colore dei punk…

Avete dichiarato che secondo voi il rock’n’roll sta morendo, e che questo album…
Tom: … può essere un modo per salvarlo, sì. Può essere un modo per salvare il mondo (ride, n.d.r.)!

A proposito del vostro nuovo lavoro avete dichiarato che “less is more” (“meno è più”, n.d.r.). Come vi è venuta questa idea?
Serge: In questo disco abbiamo voluto essere più diretti, e dire le cose effettivamente come stanno.

Ascoltando il vostro singolo “Eez-eh” personalmente ci ho trovato molti aspetti punk. Forse nella vostra musica è rimasto ancora qualcosa del punk?
Tom: Non forse, sicuramente! Continuiamo a pensare che sia parte di noi.

Pensate che dopo tanti anni di musica sia ora più facile per voi lavorare con il suono e scrivere delle canzoni?
Serge: Oh sì, assolutamente.

Quanto è cambiato di voi e della vostra musica in questi dieci anni? Perché voi in fondo avete cominciato dieci anni fa…
Serge: Per la verità non credo sia cambiato molto… Il nostro modo di fare le cose e di fare musica fodamentalmente è rimasto lo stesso, e soprattutto è rimasto lo stesso il nostro spirito.

Ascoltando il vostro nuovo singolo ho trovato molti echi della musica elettronica. Che tipo di musica ascoltavate mentre scrivevate le nuove canzoni?
Serge: Kraftwerk… Sì, un sacco di Kraftwerk. Ma poi anche altre cose… John Cage, per esempio.

Sono dieci anni che siete insieme come band. Quali sono i vostri ricordi migliori?
Tom: Direi che la cosa migliore di tutte è essere qui oggi.

Avete dichiarato che il vostro ultimo album è quello che vi piace di più, tra i dischi che avete realizzato finora. È proprio così?
Serge: Oh sì, è vero. In questo disco abbiamo sperimentato un sacco con il suono, come mai avevamo fatto finora. Da questo punto di vista lo definirei un disco molto futuristico.

Quanto ci è voluto per registrarlo?
Serge: Un anno, circa un anno.

Qual è stata l’esperienza più incredibile che avete fatto voi, nel corso della vostra carriera musicale?
Tom: Quattro anni fa abbiamo suonato su un aereo…

E quanto è durato il viaggio?
Tom: Ma no, l’aereo era fermo (ridono tutti, n.d.r.)! è stato per il lancio del disco di “Velociraptor!”.

Vi ricordate dell’ultima volta che siete stati qua in Italia? Perché pensate che gli italiani vi amino così tanto?
Serge: Si, certo! Già, questo paese ci vuole veramente bene. L’accoglienza del nostro pubblico è sempre incredibilmente affettuosa e calorosa.

Tornerete in Italia in autunno per due concerti a Roma e a Milano. Cosa possono aspettarsi i vostri fan italiani da questi live?
Serge: Sarà una serata assolutamente incredibile, e indimenticabile.

Dopo l’incontro sul tram rosa il pomeriggio si conclude in bellezza. Alle 17.30, infatti, la band si esibisce sul palchetto della gremita libreria Feltrinelli di piazza Piemonte per un piccolo live acustico di presentazione del disco. I pezzi del nuovo album suonano ottimi anche così, senza la batteria e l’ausilio di elettricità e di effetti sonori di vario tipo.
Ad aprire il set “Ecstasy” e “Stevie”, due brani peni di energia che buona parte dei fan – nonostante il disco sia uscito da appena un paio di giorni – già conosce e canta insieme a Tom, tenendo il tempo con le mani dietro alle schitarrate di Serge. È proprio lui a eseguire il terzo pezzo, la malinconica ballata “Scissors Paper Stone”, a cui ben si adatta la sua voce delicata e sognante. Per concludere, infine, la scelta ricade su una versione “a rallentatore” dell’indimenticata e indimenticabile “Goodbye Kiss”, questa volta cantata veramente in coro da tutto il pubblico.

Un ottimo modo di salutarsi, insomma. Sì, perché i Kasabian, in fondo, in Italia torneranno presto: il 31 ottobre saranno il tour 2014 arriverà a Roma, mentre il giorno seguente di nuovo a Milano, per suonare al Forum di Assago. E come sono loro stessi ad assicurare, si tratterà di due serate indimenticabili.

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