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  • Katatonia: The Great Cold Distance

    Katatonia

    Data di uscita: 10-04-2006

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Quel lungo viale delle rimembranze

Niente issues coi Katatonia, nessun conto in sospeso. A livello personale almeno; non è mistero non attribuissi grosso valore al precedente “Viva Emptiness” per un motivo tranquillamente attribuibile a quel momento, inevitabile credo per un ‘artista’, in cui si stanno tirando un po’ le somme, si sta decidendo dove voler andare a parare. Un album di transizione, se vogliamo; poi, una pausa di riflessione fatta di riepiloghi e di ‘così eravamo’… Ad oggi, non è cambiato nulla. Non sono riusciti a mettersi in discussione. Ad evolversi. Migliorare non sarebbe stato necessario; non era priorità, in questo caso. Ma cambiare, questo sì, lo era, eccome. Ma ci sarebbe voluto troppo coraggio.
“The Great Cold Distance”: né brutto, né bello; in linea coi Katatonia di “Last Fair Deal Gone Down” nei propositi atmosferici, ma totalmente incapace di rievocarne lo spirito dark e claustrofobico. Un’ambizione metal castrata da una tensione rock; la matrice chitarristica, per l’ennesima, deludente volta, riesumata; Renkse maldestro e singhiozzante, inabile a commuovere, figuriamoci a convincere (ma possibile che, dopo anni d’esperienza, ancor oggi non ci riesca?). La materia Katatonia reimpastata, cambiando le proporzioni tra gl’ingredienti, per un dolce-amaro dallo stesso sapore di sempre… Ora basta. Basta farsi prendere per il culo. Col primo singolo “My Twin”, avevano già svelato l’intero potenziale di quest’album. Dove il piglio catchy svanisce in un istante, spazzato via da una folata di ridondanza; dove permane invece, la mediocrità di canzoncine orecchiabili, ma prive di spessore, personalità ed originalità.

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