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Katia Pesti: “Abyss, il nuovo album, brano per brano

 

Oggi vi invitiamo all’ascolto e all’immersione più totalizzante e intima che sia mai stata possibile tra le righe di LoudVision. Nel consueto zoom, questa volta ospitiamo la pianista e compositrice toscana Katia Pesti: una personale ricerca di sensazioni ed immagini in questo nuovo lavoro pubblicato da RadiciMusic che si intitola “Abyss”. Sono 4 Suite o forse più correttamente dovremmo chiamarli capitoli, raggruppamenti concettuali – “The Abyss” – “The Earth” – “The Winds” – “The Sky” – che racchiudono un totale di 13 composizioni inedite in cui è il suono l’unico vero protagonista. In rete il video ufficiale incornicia il brano più “terreno” di questa lunga tela di frattali emotivi in cui persino il suono di pianoforte, quasi ovunque, viene preparato e alterato a dovere perché sia capace di accogliere e di raccontare più che le immagini forse le sensazioni proprie di un certo stato di “esaltazione”. Un lavoro davvero importante che elude completamente dal solito ascolto, da quello ordinario, da quello propriamente indie da copertina e main stream da cassetta. In realtà non abbiamo troppe armi culturali per prolungarci oltre, evitiamo la disamina per non cadere in sterile banalità, ma volevamo segnalarlo perché testimoni come la musica non è affatto solo quella di computer e cantautori e compagnia cantando. Vi lasciamo aggrappare questo disco che non ha alcuna voglia di venire etichettato. Parola a Katia Pesti per il consueto racconto del disco.

Katia Pesti, “Abyss” brano per brano

1 – The Abyss

Humanity is divergent

Brano melodico, cantabile.

Fingerprint

Pianoforte Kalimba e Voce.

Il carattere è narrativo. Gabin Dabiré suona la Kalimba e, sulle note del pianoforte, intona una melodia, imprimendo alla composizione il DNA del popolo africano.

Abyss

Ogni suono ne richiama un’altro e poi un’altro ancora fino alla destrutturazione della composizione, che ritrova nell’elemento ritmico la sua matrice.

Rolling bones

Letteralmente: Ossa che rotolano. In questo brano ho suonato gli Angklung balinesi, immaginando di sentire il suono prodotto dall’urto delle ossa.

Ho scritto il testo prendendo spunto dal nome delle impronte digitali e da lì ho proseguito, trovando nelle parole stesse il suono dell’abisso e della profondità.

Una voce femminile enuncia in inglese il nome delle diverse impronte.

Il testo è qui tradotto in italiano:

ARCO

ARCO A TENDA

CAPPIO

DOPPIO CAPPIO

OCCHIO DI PAVONE

SPIRALE

SI CONSUMANO

QUEI GIROTONDI

IMPRONTE

LEVIGATE

RISUCCHIATE

RUBATE

BRUCIATE

CANCELLATE

AVANZA

UMANITÀ DIFFORME

NON LASCIA TRACCIA

2. The Earth

Gleams

Riprendo l’idea di un brano melodico, semplice e disincantato.

Nel suono del campanellino risiede la brillantezza del brano. A dire il vero, all’inizio, desideravo semplicemente scuotere il campanellino e produrre quel tintinnio.

Fingerprint

Suono e interpreto in modo differente dalla versione contenuta nel primo movimento di Abyss.

Mantengo il carattere narrativo, ma con il pianoforte preparato trasformo la qualità timbrica del brano, facendola migrare verso paesi orientali cercando nel timbro del pianoforte preparato quello del Koto giapponese.

Copper

Questa composizione é strettamente connessa ad un’opera di Horst Beyer, un l’artista, un pittore che a me piace tantissimo. Copper é nata osservando il lavoro di Horst.

É un brano minimalista ed é pensato per essere suonato nella forma di un canone da più strumentisti.

Rips

Veri e propri strappi, che partono dalle corde del pianoforte fino al pedale che scandisce il ritmo e mette in risonanza i battimenti prodotti dalla vibrazione delle corde stesse.

KATIA PESTI COVER3. The Winds

Blood and Bones Intro

L’idea é stata quella di creare un effetto ipnotico e statico….. “come uno stare lì”….

Strofino le corde del pianoforte per ottenere un suono che si avvicina al timbro di uno strumento ad arco e simultaneamente, alla tastiera, sovrappongo un fraseggio melodico.

Blood and bone

Il pianoforte è preparato, la voce di Gabin Dabirè, profonda e intensa, é perfettamente connessa al senso estetico del brano.

4. The Sky

Iris

Dopo una sequenza di accordi entra in gioco il ritmo suonato sulle corde, su questa tessitura sovrappongo le armonie. Il brano ha uno stile minimalista.

Moon Stone

Suono le corde del piano imitando il timbro di una chitarra a cui sovrappongo una melodia, inserisco frammenti ritmico melodici, che suono simultaneamente al fraseggio del pianoforte. In questo brano suono il Pianoforte, i Reyong balinesi, un Gong, una Piastra contrabbasso dello xilofono e un Hapi Drum.

Rithmic Moon

Il brano all’inizio è sospeso. La forma è libera e via via assume un carattere più strutturato. Alterno momenti lirici ad altri frenetici e percussivi. Come in Moon Stone, in certi punti, sovrappongo al pianoforte linee ritmiche, utilizzando prima l’Hapi Drum e sul finale, con il Bendir scandisco un arresto immediato.

Ps: Gli strumenti a percussione sono suonati simultaneamente al pianoforte.

 

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