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  • Keane: Perfect Symmetry

    Keane

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Quando Caino provò ad uccidere Abele…

…e fallì miseramente.
È una brutta cosa quando ti appiccicano addosso etichette come “i fratelli minori dei Coldplay”, soprattutto in un’annata in cui i supposti fratelli maggiori riescono addirittura a comporre un gran disco. Ti vedi costretto a strafare, a tentare il tutto per tutto per non sentirti inferiore, per conquistare il pubblico, per stupire i fan.
E magari componi qualcosa come questo “Perfect Symmetry”.

“Quelli là hanno chiamato Brian Eno, faranno un dischettino raffinato e fighetto, io li frego e scrivo la pacchianata divertentissima del secolo”. Dev’essere stato questo, più o meno, il ragionamento di Rice-Oxley, Chaplin e Hughes, che sono andati a recuperare dalla loro discoteca amenità tipo A-Ha e i peggiori Tears For Fears prima di comporre le canzoni di “Perfect Symmetry”. Che, lo diciamo chiaramente, è una porcata. L’inizio fa (quasi) ben sperare, “Spiralling” è kitsch in maniera divertente, se si sorvola sul testo imbarazzante.

Il problema è che da lì in avanti il disco scompare, rimangono solo brutti arrangiamenti, scopiazzature ’80s a destra e a manca e una quantità notevole di richiami (guarda un po’) ai Coldplay. Per trovare una melodia interessante bisogna aspettare la penultima traccia, “Black Burning Heart”, sempre che non si sia stati distrutti dal diabete più o meno all’altezza della titletrack.
A questo punto ridateci “Everybody’s Changing”, amici Keane.
Sì, siamo così disperati.

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