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Ken Il Guerriero: Una storia lunga 25 anni, ora anche al cinema

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“Mai, mai, scorderai l’attimo, la terra che tremò. L’aria si incendiò, e poi silenzio”.
Con queste parole, cantate dalla calda voce di Lucio Macchiarella sulle note del compositore Claudio Maioli, si apriva ogni puntata di “Ken Il Guerriero”, serie – è scontato dirlo – di culto, oggi di nuovo alla ribalta (ma è mai tramontata, in fondo, la stella di Hokuto?) grazie alla notizia che presto Ken e soci faranno la propria comparsa nelle sale cinematografiche. Anche in Italia.

Ma facciamo qualche passo indietro nel tempo, perché il 2008 segna un compleanno del tutto speciale.
Il manga di “Hokuto No Ken” – da noi meglio conosciuto come “Ken Il Guerriero” – spegne infatti le sue prime 25 candeline. Era il 1983 quando sulla rivista giapponese “Shonen Jump”, edita da Shueisha, il muscolosissimo guerriero creato dalla penna di Testuo Hara e dallo sceneggiatore Yoshiyuki Okamura, altrimenti noto come “Buronson”, cominciò a imperversare con le sue avventure violente e avvincenti. Il successo fu tale che il fumetto raggiunse la considerevole quota di 27 volumi, editi in Italia da Star Comics e ora in riedizione per D/Visual.
Successo ancora maggiore fu poi quello raggiunto dall’anime, prodotto dal 1984 da Toei Daga e Fuji Television: 109 episodi la prima serie, 43 la seconda. Anche in questo caso, quindi, numeri da capogiro.

Quali i motivi di questo successo?
Parecchi, ma soprattutto il fatto che siamo di fronte a un’opera che può essere gustata sotto molteplici e diverse prospettive. Chi adora la violenza e le scene di combattimento, ovviamente, trova pane per i suoi denti (chi non ricorda i corpi esplodere nelle maniere più raccapriccianti?). Chi si lascia conquistare dalla trama, ha in Ken più di un’occasione per maledire l’arrivo della parola “fine” a conclusione di ogni episodio. Chi poi ricerca profondità psicologica, può fare la conoscenza con personaggi – spesso comprimari – davvero indimenticabili.

Lo scenario con cui si apre “Hokuto No Ken” è quello tipico dei romanzi o dei film post-apocalittici. In questo caso, ci ritroviamo in un pianeta, sconvolto dalla catastrofe nucleare, in cui si è fatto tragicamente ritorno a una società di piccoli villaggi. Uomini giganteschi – meschini prodotti delle mutazioni genetiche – la fanno da padroni mentre il resto della popolazione, ormai esigua, è costretta a soccombere a soprusi e ingiustizie.
In questa terra desolata c’è però ancora spazio per l’amore. La storia inizia infatti con il nostro eroe, Ken, alla ricerca di Giulia, la sua amata, nel senso più stilnovistico del termine. E questo lato romantico viene mantenuto anche nella seconda serie, che vede protagonista la piccola Lynn, ormai diventata donna, innamorata follemente di Ken, come ci viene ricordato nella ballatona strappalacrime che fa da sigla finale ad ogni episodio: “I don’t need love ’cause I love you”.

E ora facciamo un ulteriore salto temporale, questa volta in avanti, e più precisamente al 2006, quando nasce il progetto Shin Ky?seishu Densetsu, “Hokuto no Ken – La leggenda Del Nuovo Salvatore”: la realizzazione, cioè, di cinque lungometraggi che rivisitano, approfondendole, le vicende della prima serie televisiva di “Hokuto No Ken”.
Dietro tutto questo, a garanzia della qualità del progetto, c’è lo zampino, ancora una volta, di Hara e Buronson. E non è tutto, perché tra i disegnatori c’è anche Tsukaja Hojo, celeberrima firma di serie altrettanto cult uali “Occhi Di Gatto” e “City Hunter”.
Il regista scelto per la realizzazione della pellicola è invece Takahiro Imamura, tra gli artefici di “One Piece”, tra le serie contemporanee di maggior successo.
In altre parole, il non plus ultra dell’universo manga.

In Italia la palla al balzo è stata colta da Mikado, Dolmen Home Video e Yamato Video che, dal 4 luglio, distribuiranno nelle sale il primo di questi lungometraggi, “Ken Il Guerriero – La Leggenda Di Hokuto”, originariamente intitolato “Ra? Den Junai No Sh?”, ovvero “La Leggenda Di Raoh”. Tra i tantissimi remake e ritorni, come il recentissimo Indiana Jones, c’è quindi anche spazio per Ken e la sua fatale tecnica di combattimento.
Qualcuno rimpiange gli anni Ottanta e il loro clima di neo-creatività: in effetti, quale altra serie, nata dopo il giro di boa del nuovo millennio, si può davvero dire all’altezza di “Hokuto No Ken”? Si accettano suggerimenti.

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