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    Kerosene

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Chi ben comincia è a metà dell’opera

Sono quattro e arrivano dall’Umbria, ma dell’Italia, nella loro musica, non è rimasto nulla, se non un classico delle nostre produzioni: una voce in totale rilievo, padrona assoluta della scena. Vengono dall’Hard Rock degli ’80, ma per svecchiarsi hanno deciso di cambiare improvvisamente rotta e di dar vita, così, ai Kerosene e al loro primo disco, auto-titolato.
Il risultato sono sette nuove canzoni. “The Shelter” è la prima: qualche battuta di chitarra e batteria, in stile Pantera e, perché no, Sepultura, e poi via con tutti gli altri. Sembrerebbe un mix esplosivo, proprio come il nome, Kerosene.
Infatti, non si può certo dire che i brani manchino di potenza (“Lies And Greed” tanto per citarne un’altra). La carica che porta a battere il piede a tempo è portata avanti dalla chitarra di Elvys Damiano, che offre un suono rotondo e riff taglienti, e dalla batteria di Riccardo Pucci, elemento di rilievo nella sezione ritmica in cui il basso raramente si spinge oltre il minimo richiesto. Tuttavia, quella stessa carica è smorzata dalla voce di Alessio Vigo che, forse per il mix di cui sopra, o forse per la poca attitudine alla melodia, risulta spesso fuori tono e non amalgamata con il resto. Gli anni ’80 dell’hard rock si sentono ancora, a volte nelle ritmiche, a volte nel gusto dei bridge, per nulla invece nel concetto di guitar hero che tanto andava di moda in quegli anni.
Certamente i quattro dimostrano con questo lavoro di avere una buona capacità di arrangiamento dei brani, che poco hanno da invidiare a quelli di colleghi più in auge. Tuttavia c’è ancora da lavorare prima di poter arrivare a quei contenuti che gli applausi del pubblico pagante sottolineeranno.

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