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Ketama126: “Adesso ascolto rap e faccio trap” [INTERVISTA]

Il rapper romano Ketama126, membro della nuova crew protagonista della scena rap della capitale,  la Love Gang – CXXVI si è presentato alla scena discografica il 6 giugno con  il suo primo album “Oh madonna”. L’album strizza l’occhio alla trap ma si svincola dai classici stilemi autocelebrativi dell’Hip Hop proponendo un flow quasi ipnotico, testi autoironici e critici verso la contemporaneità.

Scambiamo quattro chiacchiere con Piero (in arte Ketama126) per cercare di capire da dove arriva questo ragazzo, classe ’92, e l’origine della sua arte.

Ciao Piero, iniziamo parlando un po’ di te. Il tuo nome d’arte deriva dalla combo “acqua cheta” e dal “126” che sono il numero di gradini della scala dove sei cresciuto con i tuoi amici. Ci stai dicendo che già da ragazzino non incarnavi il prototipo del rapper duro ma eri calmo – quindi acqua cheta – seppur in apparenza?

Beh sì ero un bravo ragazzo. Tutto il contrario di ciò che uno si aspetta da un rapper, un tranquillone insomma sì, decisamente.

Da sottolineare il tempo verbale. “Ero” un bravo ragazzo, poi hai conosciuto il rap…

Ahah no dai. Ero e sono un bravo ragazzo. Dicevo “ero” in risposta all’origine del mio nome d’arte, ai tempi. Ma lo sono ancora, è nella mia natura.

Tu sei autore dei tuoi testi e si sente chiara l’autenticità del tuo stile. Da cosa ti lasci maggiormente ispirare?

Da tutto quello che mi capita ogni giorno. Gli amici, l’amore, i film, i viaggi, la musica, il quartiere, anche la stessa Roma è una grande fonte di ispirazione in quanto mia città natale e luogo che porto nel sangue. Riesco a cogliere sensazioni da gran parte delle cose che mi circondano ecco.

Ti ispira tutta la tua quotidianità insomma… E in essa la musica che ruolo ha? Che musica ascolti?

Si sicuramente è tutta la mia quotidianità nonchè stessa vita ad ispirarmi, ma non quotidianità intesa come esclusivamente lavoro, ma come essenza. Sulla musica ti posso dire che sono cresciuto con il rock, quello originale, quello innovativo degli inizi. Ho sempre ascoltato il rock anni ’70, ’80 e ’90, i Led Zeppelin ad esempio, così come quei gruppi che facevano rock quando lo stile era ancora nascente, band americane ovviamente. Adesso ascolto rap e trap, e faccio trap perchè è, ai nostri giorni, l’innovazione che era negli anni ’70 il rock. Probabilmente posso dirti che se fossi nato 10 anni prima avrei fatto un altro stile, chissà.

4Anche la cura del flow è ricercata…

Sì sul flow ci tengo molto, cerco sempre ispirazione negli americani, in quelli fighi proprio. Un buon beat fa oltre la metà del successo di un pezzo.

In questo album i flow sono quasi tutti frutto di collaborazioni.

Sì è vero, prima producevo molti più beat da solo, adesso in questo album solo una traccia è completamente mia, il resto sono collaborazioni con mani pazzesche come Drone, Nino B, Carl Brave, G.Ferrari.  Mi piace molto lavorare con gli amici, nell’arte non puoi non essere aperto alle collaborazioni, specialmente se a collaborare con te sono amici fidati. L’arte è un mescolarsi di idee e proposte.

Una visione che si distoglie molto dal classico egocentrismo dei rapper…

Massì. Viva l’egocentrismo e viva le collaborazioni. Sono egocentrico anche io, altrimenti probabilmente avrei scelto di vivere di altro non di calcare dei palchi con delle persone ai miei piedi, ma sono realista abbastanza da poter dire che una sana collaborazione può portare ad un risultato migliore che venda di più.

Dal 6 giugno questa attenzione e ricercatezza lessicale e musicale ha un nuovo nome – “Oh Madonna” – disponibile su Spotify. Raccontaci un po’ questo album, dicci che sensazioni ti suscita quando l’ascoltatore sei tu stesso.

Ma io non credo di essere giusto nel ruolo di critico del mio stesso album. L’ho ascoltato così tante volte che all’inizio mi faceva impazzire, ci volavo, poi mi ha iniziato a fare schifo, poi mi piaceva di nuovo. Le sensazioni che mi regala sono tante e diverse. Ogni brano è legato a un ricordo, e lo stato d’animo in cui vivo quel ricordo mi dà una percezione talvolta diversa dell’album. Ci sono frasi ad esempio in cui parlo del Gianicolo, quindi di Roma,  ma questo non vorrei che escludesse le persone che non sono di Roma dal provare sensazioni anche in quella canzone, magari contestualizzandola.
In sintesi ti dico che forse questa domanda dovrei farla io a te: che ne pensi tu da ascoltatrice, che non l’ha scritto nè prodotto, del mio album?

Sei serio e davvero vuoi che ti risponda o era retorica, uno stratagemma per eludere la risposta alla mia domanda originale?

Serissimo, ti è piaciuto o no?

Il rap non è il mio genere, il trap nemmeno, ma devo ammettere che i brani sono così originali e dissacranti che lo comprerei. Magari è la volta buona che amplio i miei generi musicali. E poi la copertina è davvero figa.  Come ti è partita l’idea della Madonna in un museo?

Hai visto? Allora è piaciuto anche a te e mi hai risposto. Sulla copertina si ti devo dire che anche a me fa impazzire. Io volevo una Madonna, non avevo molte riserve, a patto che fosse però originale. Così al fotografo è venuta l’idea del museo et voilà.

Il brano “Mappamondo” riprende una citazione del film “Pulp Fiction”. Ti piace molto l’accostamento cinema e musica?

Il cinema mi piace molto, così come mi piace molto la musica, quindi fra i due il binomio deve essere senz’altro vincente. Mi piacciono molto i film di Sergio Leone e di Tarantino, hanno colonne sonore da  urlo, chiaramente non per forza rap. Penso che il successo di un film non possa prescindere dalla colonna sonora.

Da grande ti possiamo immaginare che ti reinventi e spogli i panni di rapper per vestire quelli di produttore di colonne sonore? Il Morricone dei giorni nostri?

Ma magari. Mi piacerebbe molto curare il suono dei brani cardine dei film, ma così come non escludo  che mi ritroverai a fare il produttore di musica lirica. Chi lo sa che ci riserverà il futuro.2

Sempre in tema cinema anche il brano “Dolcevita”racconta Roma in una dimensione paradossale come nel film omonimo di Fellini. Che rapporto ha la tua scrittura con la tua città?

In parte ti ho già risposto prima, nel senso che non vorrei scadere nel campanilismo. Amo Roma, è la mia città e la  sento in ogni cosa che faccio, è innegabile. Così come quando sto a Milano tre giorni a settimana per lavoro devo ritornare a Roma per sentirmi di nuovo “a casa”, ma penso che succeda a tutti così, anche a te che sei campana quando lasci la tua città e provi malinconia di essa. Con questo però non voglio che l’essenza del mio lavoro non venga colta o comunque non arrivi ai “non romani”, del resto ogni mondo è paese e quello che descrivo in merito a Roma è un contesto universalmente adattabile a tutte le grandi  città.

Con “Lacoste” farai raddrizzare i peli a tutti i vecchi rapper conservatori e anticonformisti e alla loro cerchia di fedelissimi seguaci omaggiando un brand così convenzionale.

Per fortuna lo scenario così conservatore che descrivi giustamente tu negli ultimi anni sta un po’ cambiando, sta diventando un po’ più aperto. Certo ci vorranno degli anni, almeno due prima  che questo processo possa risultare almeno percettibile. Per quanto riguarda Lacoste ti posso dire che trovo quelle magliette estremamente carine, poi mi ricordano il nonno, le indossava sempre lui. Ma di base un motivo profondo da riscontrare in questo omaggio non c’è, o forse lo posso legare alla mia passione per i coccodrilli, e la Lacoste nello stemma porta un coccodrillo.

Mi stai dicendo che se continui ad omaggiare le cose che ti piacciono nel prossimo album inserirai un brano sulla Coca Cola o sul Mc Donald?

Non lo escludo ma facciamolo sul Chinotto, almeno è italiano. (ndr: ridiamo)

Così come è  il trap nell’immaginario comune è un genere di musica che nasce come sottofondo per drogarsi. Tu il tuo album d’esordio lo chiami “Oh madonna” e usi la sacralità come fil rouge dei brani. Paradossale no?

Diciamo che “Oh madonna” ha due significati portanti, uno in realtà è più una speranza. Mi spiego. Per come vanno le cose oggi, per la mancanza di lavoro eccetera, uno tende sempre ad esclamare “Oh madonna” nell’accezione del “o madonna speriamo riesco a fare più soldi questo mese” oppure “o madonna chissà se riesco a sopravvivere”, quindi un’esclamazione in tal senso. Per quanto riguarda il secondo significato è la speranza che dopo l’ascolto dell’album l’esclamazione sarà “Oh madonna che bomba di pezzi ha messo su Tama”.

Parliamo del tour, per ora tre date. L’esordio sabato 17 giugno  presso gli EX Magazzini di Roma, insieme a tutta la Love Gang CXXVI. Che emozioni ti pervadono in questa vigilia?

Contentezza, non sono un tipo ansioso e quindi non ho la cagarella facile, quella mi viene quando sto fermo senza far niente e realizzo che qualcosa non va. Attualmente invece ho tanta gioia nel cuore, faccio musica da tanti anni e finalmente arrivo a provare l’esperienza di un live dopo un album tuo. Mi raccomando saabato all’esordio, Ex Magazzini di Roma, ti voglio e vi voglio tutti in prima fila a divertirci insieme.

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