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I Kiddycar nel paese delle meraviglie

Valentina Cidda dev’essere abituata a dare importanza alle parole. Prima di far parte dei Kiddycar, infatti, è scrittrice e doppiatrice. Quella stessa importanza, ora, fa parte della sua musica, dei testi che compone insieme a Stefano Santoni e che gli Stati Uniti hanno conosciuto come una delle promesse della scena europea grazie ad un programma della BBC che li ha voluti come ospiti.

A due anni di distanza dall’esordio con “Forget About”, il gruppo aretino compone un disco dalla forma simil-perfetta con tanto di bollino Rai Trade. Somiglia ad un lavoro senza imprecisioni questo “Sunlit Silence”, tra testi in inglese e francese, note tirate a forza dalle atmosfere post rock e parole che gridano al cantautorato. Un mix dall’indiscutibile potenza che pare studiato ad arte per portare i Kiddycar ai piani alti.

Le suggestioni suggerite dal disco sono ben intuibili sin dalla copertina firmata Gottfried Helnwein, artista austriaco-irlandese che ha prestato la propria opera come biglietto da visita alla band nostrana. Che sia l’Alice di Carroll o il coniglio Frank di “Donnie Darko” è comunque un mondo surreale a custodire le melodie di “Sunlit Silence”. Dodici tracce che disegnano confini labili tra la realtà e la sospensione, tra il racconto e la poesia, tra il cantato e il recitato (come in “Purple Fish Wedding”).

Li immaginiamo impegnati nella colonna sonora dei film che verranno, perché una cosa è certa: l’obiettivo è stato raggiunto. I Kiddycar hanno partorito un album eccellente. Un prodotto tanto pregiato da far storcere il naso ai seguaci delle imperfezioni rockeggianti. O forse, giusto per essere un po’ cattivi, “Sunlit Silence” è studiato alla perfezione. Onore al merito.

Stiamo parlando di un gruppo italiano, nessuno crederà mai alle parole di chi scrive di perfezione stilistica o prelibato pasto di inizio carriera. Invece vale la pena discorrere sui Kiddycar, specie ora che a testimoniare i litri di inchiostro c’è un lavoro come “Sunlit Silence”. Loro ci mettono la faccia, noi la penna. A voi l’ascolto.

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