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To Kill A King, l’intervista al frontman Ralph Pelleymounter

Il 2 marzo appena passato gli inglesi To Kill A King hanno pubblicato l’album omonimo, il secondo della loro carriera da musicisti. Abbiamo recensito il disco per voi (qui trovate l’articolo), ma non ci è bastato. Ecco dunque una breve intervista al cantante nonché frontman della band, Ralph Pelleymounter, che ha risposto in giornata alle nostre domande, direttamente dal Regno Unito.

 

Ciao Ralph, partiamo dalle basi. Com’è nata la band?

Beh, io e il nostro vecchio bassista eravamo nella stessa band di ska-folk e quando quel progetto musicale finì iniziò il percorso coi To Kill A King.

Che cosa vi aspettavate, all’epoca?

Ci piaceva semplicemente fare musica, ed è una cosa che mi piace fare tuttora, è un’esperienza talmente elettrizzante!
 

Ho letto che siete di Leeds, come vi ha influenzati questa città e che differenze ci sono rispetto alla Londra in cui vi trovate ora?

 

Penso che il primo album sia pieno di storie riguardanti la città di Leeds, vari posti e persino i tragitti degli autobus sono menzionati. Londra è solo più grande, in realtà, vi sta lo stesso tipo di persone che cercano di fare le stesse cose, ma solo su una scala più larga.

 

Di solito cosa ascolti?

 

Mi piace molto Courtney Barnet.

 

Perché avete scelto di far uscire un album omonimo, anziché dargli un titolo diverso dal nome della band?

 

Penso sia stato perché per noi questo disco era un nuovo inizio, avevamo dei nuovi membri e di conseguenza anche un cambio nel nostro sound.
Cosa credi abbia influenzato maggiormente il processo di scrittura della musica e dei testi?
Ho deciso di fare questo album in modo che suonasse e fosse più personale e intimo rispetto al precedente. Riguardo le influenze immagino che i miei amici e la mia famiglia, per quanto ciò possa suonare trito e ritrito nonché sdolcinato.

 

Qual è il pezzo che preferisci e perché?

 

Ce ne sono diversi, ma direi che “Friends” è il brano che preferisco suonare dal vivo.

 

Che ruolo ha rivestito il produttore Mark Crew durante le registrazioni? Pensate di collaborare ancora?

 

Direi che è stato grandioso lavorare al suo fianco, è un tipo davvero di talento con un grande orecchio per la buona musica e per le canzoni, e certamente spero che si ripresenti l’occasione di lavorare ancora insieme.

 

L’energia che sprigionate nei vostri live è praticamente inscatolata nell’album stesso, “To Kill A King”. Una scelta voluta?

 

Penso che per noi la questione sia sempre quella di catturare l’esperienza del live show. Si tratta di qualcosa di difficile da riprodurre in studio, ad ogni modo.

 

Che aspetti apprezzate di più nel suonare live? Ci sono degli episodi che vuoi condividere con noi?

 

Va tutto così veloce. Amo parlare con la folla, per noi quello è già una grande conquista che dà il senso ai nostri concerti dal vivo. Potrei solo menzionare gli urti occasionali che avvenivano tra me e la chitarra di Grant (Grant McNeill, la chitarra elettrica della band).

 

Come descriveresti il vostro rapporto con i Bastille?

 

Beh, direi che siamo diventati buoni amici da qualche tempo, ormai.

 

Quando non suoni, che cosa ti piace fare nel tempo libero?

 

Amo i film, i libri, gli spettacoli teatrali e ovviamente i pub.

 

Piani futuri?

 

L’album numero tre.

 

Ringraziamo Ralph per la sua cortesia e vi invitiamo a dare un assaggio alla musica dei To Kill A King!

 

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