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Passo falso, ovvero un disco soltanto buono

I Killswitch Engage hanno scritto un album di troppo. Ed è grave se pensiamo al fatto che questo “The End Of Heartache” è la terza uscita ufficiale della band. E se consideriamo che una manciata di canzoni presenti nel disco d’esordio vennero ri-registrate per il debutto targato Roadrunner del 2002. Tanto per cambiare, questo disco è perfetto, ineccepibile, dal punto di vista tecnico e musicale. Nessun difetto ne sui suoni, ne sulla produzione, ne sugli arrangiamenti. Ora, queste due affermazioni potrebbero sembrare totalmente in contrasto tra di loro, ma se andiamo ad analizzare le canzoni presenti su “The End Of Heartache” vedremo che non è così. E se “A Bid Farewell” potrebbe anche chiamarsi “Numbered Days Ver.2″ è difficile non notare le palesi ‘affinità’ tra “Rose Of Sharyn” e “My Last Serenade” o tra la title track e “The Element Of One”, presenti sull’album precedente. Un po’ tutto l’album sa di deja-vu, mano mano che i pezzi scorrono, e la sensazione finale è straniante perché ci pone nel mezzo tra l’assoluta validità di certe soluzioni e l’impatto dei refrain melodici e la classica incertezza del “l’ho già sentito un milione di volte” che spesso assale l’ascoltatore. I KSE hanno optato indubbiamente per la strada più semplice: riproporre le armi vincenti che avevano caratterizzato l’eccelente “Alive Or Just Breathing” senza però curarsi di rilanciare il proprio sound verso nuovi territori da conquistare. E le stesse perplessità arrivano dal cambio di line up dietro al microfono della band, dove al posto del dimissionario (e incredibile) Jesse Leach, il gigante Howard Jones (di fama Blood Has Been Shed) riesce a riproporre faticosamente i cambi di umore e di intensità vocale che avevano contraddistinto la release precedente. Se non ci fosse stato un “Alive Or Just Breathing” ad aprire la strada della band americana, questo nuovo album sarebbe un disco fantastico. Stando invece così le cose, diventa automaticamente per noi un buon disco e nulla più.

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