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  • King Crimson: Live At The Orpheum

    Discipline Global Mobile / Self

    Data di uscita: 13-01-2015

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Esiste una band capace di nascere, fare storia, morire, rinascere, senza mai perdere la grandezza avuta all’inizio? Si, i King Crimson, che nel 2015 – 46 anni dopo In the Court of the Crimson King – si rimettono di nuovo in gioco con l’uscita di “Live At The Orpheum”, un estratto dei due concerti  di novembre 2014 a Los Angeles. Negli USA i live sono stati molto acclamati dalla critica, tanto da farne un cd/dvd/vinile: primo, per far rivivere momenti e potenza dell’esecuzione musicale a chi vi ha partecipato; secondo, per dare l’occasione a chi non c’era di vedere e sentire l’indiscutibile precisione musicale dei 7 musicisti. Il capitano Robert Fripp e compagni assorbono dal pubblico l’energia per far tornare a respirare i King Crimson che entrano intraprendenti nel loro 47 anno di vita, come la mitologica Araba Fenice.

Il primo brano, “Walk On: Morph Chamber Music”, ci introduce all’atmosfera e ai paesaggi creati dai suoni dei King Crimson, col sottofondo degli applausi e del calore del pubblico; ma è con “One More Red Nightmare” che ci immergiamo nel loro vero sound, con la batteria virtuosistica di Gavin Harrison (anche collaboratore dei Porcupine Tree). Questo brano è tratto da Red, l’ultimo vero album dei KC prima dello scioglimento del ’74, mai stato suonato dal vivo. Un ricordo degli inizi e poi un ricordo degli anni che seguirono: con “The ConstruKction Of Light” infatti si fa accenno ai vari ProjeKcts susseguitisi negli ultimi 40 anni, vale a dire gli spin-off che sono riusciti a mantenere vivo il sound e la musica dei King Crimson.  I brani  di Live At The Orpheum sono una rieducazione al suono puro, come “The Letters” col suono del sax di Mel Collins e “Sailor’s Tale” in cui il fiato dialoga con la chitarra di Fripp; o gli arpeggi dello stesso Fripp che si attorcigliano ai wah-riff, alle distorsioni, di Jakko Jakszyk. Nessuno strumento è slegato dagli altri, viaggiano tutti insieme verso un’unica direzione e creano materia energica, curata in ogni singolo secondo della performance sia a livello tecnico che di invenzione musicale.

Questo disco ci suggerisce qualcosa di cui far tesoro: non bisognerebbe mai smettere di ascoltare i King Crimson.

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