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  • King Kobra: Hollywood Trash

    King Kobra

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Tristissimo come-back

Professionalmente ed eticamente parlando, uno dei compiti più ingrati di un recensore è quello di ascoltare un disco e riuscire con le parole a trasferire al proprio lettore una valutazione che lo metta in grado di decidere se investire o meno i sudatissimi 20 euro da scucire per l’acquisto. L’aggettivo “ingrato” è giustificato dal fatto che, fondamentalmente, l’obiettività è una questione estremamente soggettiva ed in quanto tale spesso fonte di incomprensioni e/o fraintendimenti. In parole povere, ciò che per me rappresenta un capolavoro, per voi potrebbe essere un’immensa ciofeca. Grazie al cielo ci sono però dischi come questo “Hollywood Trash” dei King Kobra che rendono il compito molto più semplice, e sbrigativo. Perché? Facile, questo disco è, nella migliore delle ipotesi, una truffa. Ve ne spiego il motivo. C’erano una volta i King Kobra, ottima band guidata dal veterano Carmine Apice, che durante gli anni ’80 aveva infiammato critica e pubblico grazie a due album “storici” come “Ready To Strike” e “Thrill Of A Lifetime”, e ad un vocalist d’eccezione come Mark Free, il quale fece in seguito parlare di sé per aver cambiato sesso ed avere nel contempo privato il rock di uno dei suoi più dotati cantanti. La band si ripresentò qualche anno più tardi per un terzo, discreto disco con alla voce il talentoso Johnny Edwards prima di sparire nell’oblio. Carmine Appice si dedicò ad altro, e fra i vari progetti che lo vede coinvolto è doveroso citare l’operazione Guitar Zeus, affiancato al vocalist Kelly Keeling (Baton Rouge/Heaven & Earth) ed al bassista Tony Franklin (Blue Murder), band dedita ad un rock “moderno” dagli scarsi appigli melodici di cui non posso purtroppo ritenermi grande fan. All’improvviso viene annunciato il rientro sulle scene dei King Kobra su MTM: ululati di gioia, snervante attesa ed ecco finalmente il disco. Uno sguardo alle note di copertina per leggere i componenti della band: Carmine Appice, Mick Sweda (già nei King Kobra Mark I), Kelly Keeling alla voce ed al basso, e Steve Fister all’altra chitarra. Inserisco il dischetto nel lettore, ed è subito tragedia: qui di rock melodico c’è poco e niente! Le tracce scorrono e lasciano sempre più l’amaro in bocca, il rock che esce dagli speakers dei King Kobra porta solo il nome! Ci troviamo di fronte ad un disco di rock moderno, aggressivo e molto ruvidamente prodotto, che magari potrà anche piacere, ma di cui non mi sento neanche di parlare: questa è una bieca operazione commerciale che infanga il buon nome dei King Kobra al solo scopo di vendere qualche copia in più. E per aggiungere insulto ad ingiuria, dei 13 proposti uno è una cover di “Ready To Strike”, e due sono dei demos dei “veri” King Kobra con Mark Free alla voce, risalenti ai primi anni’80. Semplicemente vergognoso. Che altro dire? Se volete dare una chance a questo disco, compratelo nella consapevolezza di quanto menzionato nelle righe precedenti. Queste cose non dovrebbero mai succedere…

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