Home > Recensioni > King Of The Opera: Driftwood
  • King Of The Opera: Driftwood

    A Buzz Supreme / 2roads

    Data di uscita: 14-03-2014

    Loudvision:
    Lettori:

Essere un pezzo di legno che galleggia, guidato dalle linee curve e increspate partorite dall’acqua di un torrente: questo è quanto sta dietro al titolo dell’ultimo EP dei King Of The Opera, formazione italica che- per quello che abbiamo visto finora- riesce a catturare l’attenzione, anche dei più scettici, a ogni uscita.

“Driftwood” sono quattro brani di lunghezza variegata, tutti in presa diretta e costruiti su fondamenta instabili (non nel senso di campate in aria, bensì apparentemente per nulla progettate anzitempo), capaci di creare un’atmosfera di continuità e coerenza che proietta in un universo in cui rock psichedelico, folk, blues e distorsioni armoniche si incontrano.
La voce si fonde con la strumentazione, il cui principe è il pianoforte, senza mai prevalere in modo eclatante.
Un assaggio che si vorrebbe prolungare a lungo.

Lo ammetto, sono rimasta un po’ stregata da questo piccolo capolavoro made in Italy, sarà che mi ha ricordato la vena internazionale di Foals, The Maccabees e, perché no, anche la nostranità dei Julie’s Haircut. Sta di fatto che il trio Mariotti-Vassallo-Kropotkin conosce la materia che plasma con le proprie mani, dando vita a tre quadretti minimali che trasportano l’ascoltatore in un flusso di razionalità e commistione ben architettato.
“Colours And Lights” vince indiscutibilmente.
Almeno, per quanto mi riguarda.

Pro

Contro

Scroll To Top