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  • Kingdom Of Sorrow: Kingdom Of Sorrow

    Kingdom Of Sorrow

    Data di uscita: 19-02-2008

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Niente di nuovo, ma…

Cosa aspettarsi da un progetto che vede coinvolti Kirk Windstein e James Jasta, aiutati da Steve Gibb, Derek Kerswill e Matthew Brunson? Niente di più e niente di meno di quello che effettivamente ci viene offerto: un interessante ibrido tra le band di origine.
L’esordio dei Kingdom Of Sorrow, quindi, è fondamentalmente un disco sludge con accelerazioni hardcore. O se preferite un disco di hardcore rallentato e sporcato di fango, olio per motori e (tanto per dire) Down. Violento e sudaticcio, spaccone e casinaro. E così via. Undici brani nei quali potrete trovare i rallentamenti e la drammaticità dei Crowbar (“Hear This Prayer”, “With Unspoken Words” che sembra uscita da “Sonic Excess In Its Purest Form”) e cavalcate che a tratti ricordano i cari, vecchi Pantera (“Led Into Demise”). Il tutto abbellito da un suono pieno, grasso e generalmente caldo; c’è da dire che stranamente la temperatura si abbassa quando i ritmi si alzano, forse per via della batteria, che suona un po’ troppo metal e troppo poco rock. Windstein e Jasta si alternano dietro al microfono, il timbro del primo è più “pieno” e sporco, quello di James più classicamente hardcore. Insomma tutto come previsto. Manca un po’ di quella profondità emotiva che caratterizza sia i Down sia i Crowbar, per cui questo “Kingdom Of Sorrow” non fa molto a parte spaccare tutto. Ma immaginiamo che sia questo il suo scopo principale.
Già, perché non sappiamo ancora quale sia lo spirito con cui è nato il progetto, se per sfogare un po’ di sana rabbia, se per esorcizzare la tristezza o se solo per divertimento. In ogni caso si tratta di un lavoro dignitoso, che non eccelle né per originalità né per qualità. Uno di quei dischi che probabilmente divertono di più chi li ha suonati che chi li ascolterà, insomma. Ma è anche vero che si sente sempre la mancanza dei Crowbar, e questo lavoro potrebbe parzialmente soddisfare la vostra (nostra) nostalgia.
Niente di nuovo, ma fatto estremamente bene.

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