Home > Recensioni > Kingsman: Il cerchio d’oro

Squadra che vince non si cambia, semmai si aumenta. Sembra questo il motto seguito da Matthew Vaughn per “Kingsman: il cerchio d’oro“, in cui ritroviamo praticamente tutto il cast very british conosciuto nel primo “Kingsman: Secret Service” con l’aggiunta di una notevole selezione di star d’oltreoceano: ad un sempre più sicuro Taron Egerton, di nuovo accompagnato dall’eccellente Mark Strong e dal redivivo Colin Firth, si uniscono infatti Channing Tatum, Pedro Pascal, Halle Berry e Jeff Bridges, nei panni degli Statesman, ovvero la controparte americana degli ormai familiari pseudo 007.

Un’esplosiva combinazione di agenti chiamata a combattere la supervillain di turno interpretata da una giuliva Julianne Moore: la sua Poppy è la regina incontrastata del narcotraffico che dirige un network mondiale (quello del cerchio d’oro del titolo) da un minuscolo villaggio nascosto nella giungla cambogiana, costruito su misura ispirandosi pesantemente agli anni ‘60 di “Grease”, “American Graffiti” o “Happy Days”.

Quando Poppy sferra un attacco letale a livello globale, in cui vengono annientati tutti i Kingsman ad eccezione di Eggsy (Egerton) e Merlino (Strong), questi due si trovano a seguire il protocollo Apocalisse lasciandosi alle spalle la sartoria di Savile Row per finire nel polveroso Kentucky, alle distillerie Statesman, quartier generale degli agenti segreti americani cui dovranno chiedere aiuto. Ha origine così uno scontro di culture tutto da gustare, dal quale la britishness degli agenti Galahad & co emerge vittoriosa (tanto da arrivare a regalarci un Tatum in abito sartoriale, che evidentemente non è cosa per lui).

Ed è quello il punto vincente dell’approccio di Vaughn: prende James Bond e ne fa un pasticcio, declinandone gli stilemi in chiave british ma nel senso più macchiettistico del termine. Come nella sequenza d’apertura in cui Eggsy è coinvolto in un bellissimo inseguimento a bordo di una vettura piena di pulsanti nascosti e soprattutto anfibia; ma non si tratta di un macchinone da urlo come la famigerata Lotus Esprit guidata da Roger Moore: stavolta è un taxi nero, uno dei simboli di Londra per antonomasia.

Taron Egerton è Eggsy

Taron Egerton guida il taxi sommergibile

Ma gli omaggi sinceri non mancano, e non potrebbe essere altrimenti: senza 007 non esisterebbe il genere di cui fare colorato pastiche. Eccoci dunque a viaggiare con gli outfit perfetti e dei gadget improbabili per ciascuna delle esotiche location in giro per il mondo: dalla base segreta del Cerchio d’Oro tra i picchi innevati del Monte Bianco – la cui sequenza è impregnata di un’implausibilità seconda solo alle peripezie di Brosnan in “La morte può attendere” – alla giungla lussureggiante che ospita il resort kitsch di Poppy popolato di robot sanguinari (perché???), passando per il quartier generale degli Statesman a forma di bottiglia di whisky, il set design è un trionfo impeccabile di colori ed esagerazioni cartoony, dove tutto è brandizzato e codificato, proprio come il primo film.

Taron Egerton, Colin Firth e Pedro Pascal

Taron Egerton, Colin Firth e Pedro Pascal

Dicevamo in apertura che regista e sceneggiatori non hanno mai lasciato ma raddoppiato: ecco infatti che i dettagli gory e quelli borderline volgari introdotti due anni fa sono amplificati senza vergogna. Se vi aveva spiazzato e divertito la battuta spinta su cui si era concluso il primo Kingsman, aspettate di essere tuffati nelle cavità di Clara (Poppy Delevingne) in un montaggio alla “Senti chi parla”. E anche l’esplosione di teste dell’altro film trova una buona controparte nel tritacarne del Poppy’s Diner.

Julianne Moore - Poppy

Julianne Moore è la supervillain Poppy

Ma ci sono dei nei. Nonostante il film sia piuttosto lungo i volti famosi sono così tanti che alcuni di loro sono relegati a ruoli davvero limitati: il capo dei cowboys innaffiati di whiskey, Champagne (o Campione, interpretato da Jeff Bridges), sembra non uscire mai dalla sala conferenze della base operativa; Tequila (Tatum) viene messo fuori gioco presto e passa il tempo in crioconservazione, e la Ginger Ale di Halle Berry non fa altro che guidare tutti da dietro un pannello di controllo, senza nemmeno poter efficacemente strizzare l’occhiolino al suo passato da vera Bond Girl. Per fortuna c’è Elton John, che ruba la scena a chiunque ogni volta che arriva di fronte alla telecamera: per lui piume colorate, parolacce a profusione e un’espressione ridicola capace di salvare il mondo.

Channing Tatume Halle Berry sono gli agenti Tequila e Ginger Ale

Channing Tatum e Halle Berry sono gli agenti Tequila e Ginger Ale

Ancora, le scene d’azione: la camera si muove fluida tra combattimenti concitati e perfettamente coreografati come se fosse tutto ripreso in un’unica battuta, senza perdere mai il ritmo. Eppure nemmeno il lazo elettrificato di Pascal, o la battuta autoreferenziale di Harry (“I modi definiscono l’uomo” o “Manners maketh man” in originale) è all’altezza della baraonda in Chiesa del primo film.

Siamo però dispiaciuti per Egerton. Era la sua chance di brillare da solo, ma il suo Eggsy risente di una caratterizzazione un po’ troppo piatta, lontana dall’interessante storia di formazione e riscatto del primo capitolo. Il suo personaggio recupera tridimensionalità solo nel momento in cui è di nuovo al fianco del mentore. Ora però i ruoli sono invertiti: è l’agente giovane che deve tirar fuori l’impeccabile combattente dal vecchio maestro, vittima di un’amnesia che lo ha fatto regredire ad un’epoca della sua vita precedente ai Kingsman, quando sognava di essere entomologo (sì, è divertente). Grazie all’aiuto di un cane, Eggsy ritrova il “suo” Harry, e lasciatemi dire che avendo visto di persona l’ammirazione con cui Egerton guarda a Firth, quel breve momento in cui si abbracciano, o una battuta come “Devo tutto a te, Harry”, bucano proprio lo schermo (#Hartwin !).

Taron Egerton è Eggsy

Taron Egerton è l’agente Galahad.

In conclusione, se avete amato il Secret Service è d’obbligo vedere anche il Cerchio d’Oro, fosse solo per godere delle gag di Elton John, e cantare a squarciagola Country Road. 

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