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  • Klaus: I segreti del Natale

    Diretto da Sergio Pablos

    Data di uscita: 15-11-2019

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Alle origini delle più comuni tradizioni natalizie ci sarebbe un postino. Jesper, un ragazzo viziato spedito a fare il portalettere su un isolotto remoto abitato da due famiglie/clan guerrigliere, va a disturbare il grosso e enigmatico costruttore di giocattoli Klaus. I bambini del villaggio cominciano a spedire lettere a Klaus per ricevere giocattoli in dono, ma questa ondata di cambiamento non garba ai bellicosi anziani, restii a rinunciare alle loro tradizionali zuffe e rivalità. Eppure «una buona azione ne ispira sempre un’altra» e il fosco isolotto comincia sempre più a assomigliare a un villaggio gioioso.

Dopo un rapido passaggio al cinema per garantirne le possibilità di competizione ai prossimi premi Oscar, “Klaus: I segreti del Natale” esordisce il 15 novembre 2019 su Netflix in tutto il mondo (in alcune nazioni è stato anche disponibile senza abbonamento per pochi giorni).

Netflix pigliatutto non è nuovo a eventi speciali natalizi, e non è nuovo nemmeno al salvataggio di progetti di prestigio che sui canali più paludati hanno rischiato la cancellazione. È sotto questa buona stella che ha visto finalmente la luce “Klaus: I segreti del Natale”, il progetto travagliato dell’animatore spagnolo Sergio Pablos (co-creatore della serie di film “Cattivissimo Me” per Illumination Entertainment e animatore di formazione disneyiana), primo lungometraggio dei suoi The SPA Studios.

La notizia qui è il grande budget per un film in animazione tradizionale (sembra computer graphics ma non lo è), un film con un aspetto comunque moderno e uno spirito coraggioso e estremo. A trainare il film per gran parte della sua durata sono l’umorismo fisico dei personaggi dal character design iperdeformato e le logiche assurde che oscillano dalla genuina anarchia dei bambini alla plateale malevolenza degli anziani, fra le quali il protagonista Jesper rimbalza come una pallina da flipper. Quando si cominciano a ricomporre i pezzi del puzzle appare chiaro l’obiettivo allegorico del film di fornire nuove fondamenta alle origini delle variegate tradizioni natalizie americane e europee.

A accompagnarci verso questa riconciliazione del caos e del consueto è Margu, la piccola forestiera lappone dalla lingua indecifrabile e dalle fattezze adorabili che aggiunge una nota di folclore al quadro generale e riporterà il film sui binari della moralità natalizia che conosciamo.

Il progetto aveva un potenziale anche maggiore di quanto effettivamente realizzato. È inevitabile paragonare “Klaus” al suo diretto concorrente (presso il pubblico e agli Oscar) “Frozen 2”, vuoi per il mood invernale dei due film, vuoi per le influenze fiabesche e folcloristiche che li accomunano. A “Frozen”, di “Klaus”, manca un pizzico di malizia, mentre a “Klaus”, di “Frozen”, manca l’aspetto drammatico: non che questo sia necessario (anzi: a conti fatti “Klaus” già così è un film per molti aspetti migliore di “Frozen”) ma per il comparto tecnico sarebbe stata una sfida maggiore e i risultati prevedibilmente più entusiasmanti. «Una lacrima per ogni risata», predicava Walt Disney: è una sfida che pochi osano raccogliere.

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