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  • Klaus Schulze: Ballett 4

    Klaus Schulze

    Data di uscita: 01-01-2008

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Ultimo balletto di morte

Dopo aver mosso i primi passi all’interno del Kraut-Rock – l’onda dirompente e rivoluzionaria che interessò la Germania sul finire degli anni ’60 – e dopo una militanza nei Tangerine Dream e negli Ash Ra Tempel, che gli consentì di accostarsi alla sperimentazione psichedelica, Klaus Schulze è diventato uno degli esponenti di spicco della musica elettronica d’avanguardia, allorquando, nel 1971 (anno dell’uscita di “Irrlicht”, acclamato come uno dei capolavori dell’Autore), l’ex drummer ha intrapreso la carriera solista.
Annientate tutte le strutture del rock moderno, il berlinese ha contribuito in modo determinante alla formazione della “kosmische musik”, la corrente che, con l’ausilio di sintetizzatori, sequencer e moog, tentava di apparire rappresentazione dell’atmosfera piatta, ripetitiva ed onirica degli spazi siderali.
Le sue composizioni si caratterizzano per le orchestrazioni liquide ed elettroniche, che vivono di pochi accordi, ma traggono dal proprio interno variazioni e sviluppi; esse vengono stirate sino alla trasparenza, per diventare vere e proprie suite di oltre venti minuti l’una.
Precursore della New Age music (sebbene lui stesso le riconosca una valenza puramente fashion), il “corriere cosmico”, con la sua ampia discografia (oltre 90 album), continua ad ispirare numerosi artisti. Così, tra le tante collaborazioni, risaltano i nomi di Arthur Brown, Steve Windwood, Al Di Meola, Michael Schrieve, Alphaville, gli stessi Pink Floyd.
La SPV ha quindi deciso di ristampare due opere fondamentali dell’Autore: “Body Love 2″ del 1977 e “Ballett 4″ del 2000, entrambe in formato digipak e corredate di una bonus track.
La serie dei quattro balletti è stata la prima opera concepita dopo la morte della madre, ed a lei dedicata in quanto ballerina di teatro. Pertanto, a dispetto del nome, le suite che compongono l’opera non furono ideate per una rappresentazione danzante.
Il quarto capitolo (ottantanovesima fatica di Klaus) si inserisce nell’ambito della carriera “digitale” del berlinese. Schulze ha abbandonato le orchestre polifoniche e si avvale solo degli strumenti computerizzati per le proprie sperimentazioni. La musica diventa elemento per liberare la fantasia e quindi si compone di una serie di immagini “relative”: come le nuvole assumono molteplici forme a seconda dell’occhio che le scruta, le figure evocate dai quattro movimenti sono impalpabili ed evanescenti. Un richiamo arabeggiante caratterizza alcuni momenti dell’album. Nella mistica concenzione Schulziana della musica, il tempo viene dilatato, o meglio del tutto accantonato; la struttura sinfonica si fa immagine del buio volo interplanetario: un volo che, proprio per l’immenso spazio nel quale si innesta e per l’assenza di punti di riferimento, appare statico ed immoto.
“Ballet” è, rispetto alla coeva ristampa “Body Love 2″, un’opera più omogenea, meno schizofrenica, forse perché imbevuta di una intrinseca malinconia. La sua qualità è in perfetta media con le altre opere dell’autore.

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