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Korpiklaani: C’era una capanna nella foresta…

Ebbene sì, LoudVision è a tu per tu con Jonne Järvelä, il frontman dei finlandesi Korpiklaani, un gruppo che ha sfornato negli ultimi anni alcuni tra i dischi più freschi in ambito folk metal. I concerti della band sono delle vere e proprie feste danzerecce e anche il nuovo “Karkelo” non delude le aspettative. La scena è tutta per lui dunque.

Ciao Jonne! “Karkelo” è qui tra le nostre mani. Dove l’avete registrato e quanto tempo ha impiegato il processo?
Ciao! Abbiamo cominciato a registrarlo ai Petrax Studios presso Hollola, in Finlandia ovviamente. È un bel luogo, sito in aperta campagna, il migliore in cui registrare le parti di batteria, senza doverci aggiungere alcunché di artificiale. Il principale luogo di registrazione lì era un vecchio garage per trattori, dove abbiamo potuto ottenere un ottimo riverbero dei suoni all’interno della stanza. Abbiamo poi continuato ai Grooveland Studios, più economici, dove abbiamo registrato tutti gli altri strumenti e la voce. Nei Grooveland abbiamo anche mixato il disco. Per fare tutto ciò, abbiamo impiegato una quarantina di giorni.

Chi è l’uomo anziano con le corna presente su gran parte delle copertine dei vostri dischi?

Si chiama Vaari, è una specie di sciamano. È la mascotte dei Korpiklaani, un po’ come Eddie lo è per gli Iron Maiden. Rappresenta l’importanza che la natura ha per noi, il lato “profondo” della band. Tuttavia, gli piace anche bere e fare festa, proprio come ai membri della band!

Qual è, per te, la canzone di “Karkelo” che meglio rappresenta la band?

È difficile rispondere, perché le canzoni dei Korpiklaani non hanno un senso univoco. Nei nostri testi e nella nostra musica ci sono molti tipi di sensazioni e di tematiche. Ma in questo disco siamo di umore assai festoso, e dunque forse è la seconda traccia, “Erämaan Ärjyt”, a rappresentarci meglio. Il titolo significa “Uomo Dei Boschi”. È una canzone sul finlandese medio, che ama bere ed intrattenersi con le donne.

Di che parla “Karkelo”?
“Karkelo” significa “festa”. Il filo rosso del disco è il lato bello del bere. Ci sono infatti molte canzoni da bevuta. Ma, come tutti dovrebbero sapere, questa “alcol-andia” è un bel posto da visitare ma non per viverci. Ma i fan dei Korpiklaani sono saggi, e questo lo hanno capito già.

Parliamo dello yoik. Avete usato questa tipica tecnica canora in passato, ma sempre meno col passare del tempo. Come mai? Ho letto che lo yoik viene usato per comunicare con qualcuno e qualcosa, come potrebbe essere un amico o un elemento della natura. Non c’è più nessuno col quale parlare?
Ah ah! Noi siamo una band spontanea, non pensiamo così tanto mentre scriviamo le canzoni, è un’operazione che ci viene naturale! Comunque, in questo disco c’è una sola canzone in cui uso lo yoik: è “Kohmelo”, l’ultima traccia.

Penso che, album dopo album, la vostra musica perda consistenza in ambito folk e ne guadagni in ambito metal. Non è così?
Penso che il precedente “Korven Kuningas” sia stato il nostro disco più folk. Penso anche che, in effetti “Karkelo” sia il lavoro più heavy che abbiamo fatto da un bel po’ di tempo a questa parte. Lo ripeto, siamo molto spontanei nel produrre e ritengo che questa sia l’unico modo possibile per fare musica. Sono orgoglioso, dopo ogni album, di poter concludere serenamente che sia il miglior disco fino a quel momento da noi prodotto.

È cambiato il vostro rapporto con l’ispirazione della natura?

Purtroppo oggi non abbiamo più molto tempo per girovagare nei boschi, siamo sempre in giro da qualche parte a suonare. Siamo appena tornati dal tour negli Stati Uniti e in Canada, ma la stagione dei festival estivi è imminente. Ho comprato allora una vecchia casa e siamo tutti andati a sistemarci lì. È una località piena di boschi dove è bello lavorare e scrivere musica, perché tutto quello che si vede dalla finestra della mia stanza sono alberi. Penso che i Korpiklaani percorreranno sempre la stessa buona strada che hanno intrapreso in “Spirit Of The Forest”, alla volta di una meta lontana e sconosciuta. Abbiamo tempo per camminare per altri 30 anni; dopodiché, quando saremo sui 65 anni, potremo anche andare in pensione.

Come mai avete abbandonato l’uso della lingua inglese? Cantare in inglese era stato uno dei principali elementi di rottura tra i vecchi Shaman e i Korpiklaani.
Non torniamo ai tempi degli Shaman perché ora cantiamo in finlandese, non in sami, la lingua dei lapponi del nord della Finlandia. Sono ormai 11 anni che non abito più fra i lapponi e qui nella Finlandia meridionale nessuno parla sami. Ovviamente sono ancora in contatto coi lapponi, perché mio figlio maggiore, di 14 anni, è sami, cosicché lo è anche metà della sua famiglia.

Gli show dei Korpiklaani sono sempre delle feste. A quando qui in Italia?
Presto spero. L’Italia è sempre stata un buon posto per noi, ci suoniamo ogni qual volta un’agenzia si organizza e ci chiama. Abbiamo un altro tour europeo in autunno, tra settembre e ottobre, mi auguro quindi che ci sia la possibilità di fare una puntata lì da voi.
[PAGEBREAK] “Karkelo” è il sesto album dei Korpklaani in sette anni. Come fate a mantenere ispirazione e concentrazione?
Scrivere musica è una delle maggiori gioie della mia vita. Così, finché avremo buone canzoni, usciranno nuovi dischi. Non è affatto difficile trovare l’ispirazione, tutto quello che c’è da fare è vivere la vita. La vita stessa è la suprema sorgente d’ispirazione.

Dopo sei dischi allora, siete soddisfatti della notorietà raggiunta dalla band?

L’essere umano non è mai soddisfatto, non importa quanto ottiene, io non faccio eccezione. Ma oggi sarei molto felice se ogni membro della band potesse vivere dei proventi della nostra musica, senza dover lavorare giornalmente, in quanto comporre e suonare ci occupa tantissimo tempo. In questa situazione è anche complicato organizzare i tour, perché c’è da tenere conto delle disponibilità di tempo di chi lavora.

Oggigiorno la scena folk metal europea, e anche scandinava, non è più la stessa di qualche anno fa. Cosa ne pensi?
Penso che quelli odierni siano i migliori tempi possibili della scena folk metal. Lo scenario attuale è ricco di un così gran numero di folk metal band, tutte col loro sound particolare e distintivo, da costituire una grande cosa sia per i fan che per i musicisti. Anche il livello qualitativo è generalmente molto alto.

Grazie per l’intervista Jonne, buona fortuna e a presto!

Grazie a voi! Ci vedremo presto nella calda Italia!

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