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Korpiklaani: Proprio come Calcifer…

Prima di tutto una premessa indispensabile per capire il titolo: chi cavolo è Calcifer?

Bene, per chi non ha familiarità con la filmografia di Miyazaki, Calcifer è il demone del fuoco de “Il Castello Errante Di Howl” (2004), motore immobile che tiene in piedi l’intera dimora del mago, ma talvolta può diventare azzurro come il ghiaccio. Quindi, un bell’ossimoro, dato che richiama un pezzo di ghiaccio incandescente.

Tutto questo preambolo non serve solo a mettere in mostra la cultura di chi scrive, ma è forse il paragone più azzeccato per descrivere i Korpiklaani, finlandesi per nascita e per cultura ma probabilmente quanto di più lontano possa esserci dalla proverbiale freddezza nordica.
E questo non solo per alcuni dei loro pezzi più famosi, come “Tequila” (in omaggio ai fan del Sudamerica) ma anche per il calore e l’energia che sprigionano durante i loro concerti (memorie del furore bellico dei vichinghi attualizzato), e per la simpatia e la loquacità con cui hanno risposto a quest’intervista.
Un cordiale e disponibile Jarkko (bassista) ha infatti parlato con noi di tradizioni pagane finlandesi, del futuro del folk metal e di… birraaaaa!!

Quanto tempo vi occorre di solito per comporre un album? Iniziate a scrivere in tour o solo quando tornate in studio?
Di solito non scriviamo mentre siamo in tour e non componiamo nemmeno in studio! Diciamo che lavoriamo alla nostra musica nel mezzo, e il tempo che ci occorre per creare un album può variare. Jonne, che è il nostro songwiter principale, può scrivere molto in fretta, mentre io, ad esempio, di solito impiego un tempo considerevolmente più lungo per finire una canzone. Io scrivo magari 3 o 4 pezzi alla volta. Quindi, il tempo può variare: se non mi sbaglio, ci abbiamo messo circa 3 settimane per preparare “Korven Kuningas”, perché tutte le canzoni sono quasi uscite da sole, all’improvviso. Altre volte lavoriamo ad un CD per un anno intero. Il processo compositivo, come vedi, non ha mai la stessa durata.

Che significato ha il titolo “Uckon Wacka” e quali sono i temi principali delle canzoni?
Hmmm, “Uckon Wacka” si riferisce alle celebrazioni di Wacka, una delle festività pagane più importanti, che si teneva di solito in maggio. Era una grande festa in cui la gente offriva cibo e bevande al dio Uckon, la divinità principale, per avere un buon raccolto in estate, o un tempo favorevole per le coltivazioni. Poi, seguiva un banchetto al quale partecipava tutta la popolazione, incluse le classi sociali inferiori (servitori, operai), e si beveva, ci si divertiva e si faceva sesso. Era un rituale pagano in cui ci si dava al divertimento e al sesso sfrenati…

Un po’ come accadeva per Beltane nel mondo celtico?
Sì, una cosa simile, ma oggi non ci celebra più in maggio ma in giugno, come una sorta di festa di mezza estate. Oggi non si festeggia più Uckon Wacka con il significato originario, anche se vi sono dei resoconti storici risalenti ai primi del Novecento che affermano che gli antichi rituali pagani si svolgevano ancora in alcune regioni della Finlandia.
[PAGEBREAK] Perché avete pensato di scrivere praticamente tutti i testi del nuovo lavoro in finlandese invece che in inglese? E non pensate che la distanza linguistica possa costituire un limite per i fan?
A dire il vero, non abbiamo proprio deciso a tavolino di scrivere tutti i testi in finlandese… ce ne siamo accorti alla fine del lavoro, quando l’unica cosa da fare era constatare: “Oh merda, sono tutte in finlandese!”. E abbiamo anche chiesto alla nostra casa discografica se fosse stato un problema avere le canzoni nella nostra lingua madre, ma loro hanno risposto “Ok, però abbiamo un album pronto, quindi va bene così”.

Ma capisco il tuo punto di vista… questa sensazione alienante di sentire dei pezzi in una lingua così distante… e per questo abbiamo provveduto a inserire una traduzione dei testi o perlomeno una spiegazione riassuntiva. Sai, se si trattasse del nostro primo album, ti darei ragione, sarebbe molto difficile far apprezzare “Uckon Wacka” fuori dalla Finlandia. Ma ormai siamo una band conosciuta, e quindi i fan sanno cosa aspettarsi da noi, dato che anche in passato non si sono preoccupati della differenza linguistica. Anzi, molti ci chiedono di scrivere più materiale in finlandese, perché è un idioma che si adatta bene alla nostra musica. Dopotutto, se le band death metal, indipendentemente da dove provengano, non inserissero i testi nel booklet del CD, probabilmente non si capirebbe nulla di quello che cantano… potrebbero cantare in norvegese, in qualsiasi altra lingua, e quindi il nostro caso non è poi così strano!

Da dove prendete di solito ispirazione per i vostri testi?
Hmmm, dunque, non abbiamo una fonte unica, l’ispirazione può provenire da qualsiasi cosa… E non è che uno pensa: “Ah, ho appena visto un bel film e credo che scriverò una canzone a riguardo”. Non succede così… prendi lo strumento, che sia la chitarra o il mandolino o qualsiasi cosa suoni, inizi a strimpellarlo e poi ti rendi conto che “Oh, questo mi piace, suona bene. Scriviamone una canzone”. Quindi ho molte fonti d’ispirazione… che possono essere tutto,e niente! Dedicarsi alla musica, come a qualsiasi altra forma d’arte, è un processo complicato e spesso tu in prima persona non sai da dove accidenti venga fuori quello che hai creato!

Però c’è una costante in tutti i vostri album: nell’artwork è presente un vecchio con un paio di corna d’alce. Cosa rappresenta?
Dunque, in passato, per i primi due album, abbiamo avuto il simbolo di questo vecchio sciamano con il tamburo e il martello da guerra, ed era una figura presente in tutta la Scandinavia e nella penisola russa di Kola. Era un simbolo di buona fortuna ed è ancora utilizzato come benedizione quando nasce un bimbo.
Noi avevamo questo simbolo, prima, ma Jonne pensava che sarebbe stato meglio cambiarlo perché non potevamo usarlo per sempre, e ne abbiamo parlato al grafico che si occupa del nostro artwork, dicendogli di rendere questo totem vivente. Quindi Jonne ne ha parlato con l’artista e lui ha prodotto quell’immagine, dicendo. “Ecco, questo è l’uomo dietro il totem, lo sciamano”, creando la figura di anziano che vedete nelle copertine, e che si è sviluppato dall’antico simbolo nordico. Ed è la nostra maschera, un po’ come Eddie per gli Iron Maiden o Vic per i Megadeth. La cosa divertente è che, più noi invecchiamo, più lo sciamano sembra ringiovanire!
[PAGEBREAK] Voi avete cominciato come Shaman e poi avete cambiato in Korpiklaani: cosa è successo nel processo di cambiamento? Cosa avete perso e invece cosa è confluito nel sound dei Korpiklaani?
Dunque, il cambio di nome è stato un processo molto semplice, dato che alcuni ex membri degli Angra, dopo che il gruppo si è diviso, hanno formato un altro combo chiamato proprio Shaaman. Quindi il nostro management ci ha detto semplicemente: “Ok, ragazzi, dovete cambiare nome”. Jonne ha proposto alcuni nomi alla nostra casa discografica di allora e loro gli hanno consigliato di tradurlo in finlandese.

Per quel che riguarda invece il nostro stile, e le differenze musicali fra i due album degli Shaman e il primo album dei Korpiklaani, sono convinto che ci sia un legame fra la modifica del nome e il cambio di sound perché il primo album dei Korpiklaani era già pronto quando ci chiamavamo ancora Shaman, quindi lo stile musicale stava comunque cambiando, indipendentemente dalla variazione di nome. Quindi, le due modifiche sono contemporanee ma indipendenti: non abbiamo cambiato il nostro sound perché abbiamo cambiato nome, ma il rinnovamento dei Korpiklaani era già in atto quando si chiamavano ancora Shaman.

Quando avete cominciato come Shaman, più di 10 anni fa, il pagan/folk metal era ancora un genere semisconosciuto. C’erano praticamente solo gli Skyclad in Inghilterra, e ben pochi altri nomi. Ora, invece, questo stile annovera diverse formazioni (Turisas, Eluveitie, Tyr, solo per nominarne alcune). Secondo te, come è cambiato questo genere?
Credo che, come succede di solito per un genere musicale che inizia ad attrarre interesse e a riscuotere successo, anche nel pagan e folk metal spuntano molte band che suonano lo stesso tipo di musica, come se aspettassero di saltare sul treno della popolarità. Ma tu hai parlato di Turisas ed Eluveitie nel panorama folk metal, però ci sono anche Ensiferum, che di recente hanno fatto un tour in Europa, poi Fintroll, Moonsorrow, noi, e sono formazioni molto note.

E se pensi alle band che ti ho nominato, ti rendi conto che non hanno nulla in comune, sono molto diverse pur suonando tutte folk metal. Nessuno, con un po’ di sale in zucca, direbbe che Korpiklaani e Moonsorrow, ad esempio, suonano la stessa musica, pur facendo entrambi parte del calderone del folk metal. Quindi, si tratta secondo me più di una categorizzazione basata sui temi trattati nelle canzoni che di un genere con confini e caratteristiche precise. Ci sono delle somiglianze a livello musicale ma in generale noi e le formazioni che ti ho nominato siamo profondamente diversi. Conosco personalmente i membri dei Moonsorrow, dei Finntroll e degli Ensiferum perché sono finlandesi, e so che suonano con il cuore. Fanno musica genuina e sono fedeli a ciò che rappresentano, e la stessa cosa si può dire degli Eluvetie, che non provengono dalla Finlandia ma sono una meravigliosa formazione svizzera. Ci sono quindi ancora molte cose buone nel folk metal, anche se, purtroppo, quando un genere diventa molto popolare inizia anche a scadere di qualità perché attira gruppi non sempre così onesti e capaci.
[PAGEBREAK] Tornando ai vostri testi, avete scritto canzoni come “Beer Beer”, “Vodka”, “Tequila” sul muovo CD… si direbbe che vi piace l’alcool:-)
Ehm… sì! (grassa risata finica). Un famoso scrittore, quando gli veniva chiesto: “Come si diventa un bravo scrittore?”, rispondeva “Dovresti scrivere solo di cose che conosci benei”. Ed è quello che facciamo noi: scriviamo di alcool, della Finlandia e di cosa significhi essere finlandesi!

E qual è la tua birra preferita?
Hmmm, a dire il vero ultimamente consumo molto di più vino rosso e sidro rispetto alla birra. Quando invece bevo solo per scacciare la sete, preferisco birra leggera e non impegnativa, utile appunto per toglierti l’arsura, tipo la Bud americana, che non sa assolutamente di niente, basta che sia fredda.

I Korpiklaani hanno sempre avuto un forte legame con la cultura e le tradizioni Sami, ma quanto questo legame ha avuto conseguenze per la vostra musica? E in che modo?
Beh, ovviamente l’influenza è forte, dato che noi scriviamo quello che scriviamo perché siamo quello che siamo: finlandesi. È una cosa naturale, un legame naturale a cui non pensiamo. Non ci sembra qualcosa di speciale perché è l’unico modo in cui lavoriamo: un finlandese che si dedica alla musica fa musica finlandese.

Te l’ho chiesto perché so che Jonne ha vissuto per un certo periodo in Lapponia, quindi immerso nelle tradizioni del popolo Sami…
Sì, ha vissuto in Lapponia prima di fondare i Korpiklaani, quando faceva parte di un duo acustico di musica folk locale (lo Shamaani Duo). Ovvio che la sua esperienza abbia poi influenzato anche noi, dato che si tratta delle radici culturali di questa formazione, anche se noi ci consideriamo finlandesi e non lapponi.

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