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Dalla Finlandia con la slitta

I finnici Korpiklaani ci inviano dalle luci delle loro terre il nuovo “Ukon Wacka”, ottavo album, che vuole essere il degno erede di “Karkelo” uscito due anni fa: la ricetta è sempre la stessa, un muro sonoro compatto, chitarre distorte, doppia cassa alla velocità della luce e la voce quasi rauca di Jonne.

La band si comporta splendidamente in fase di songwriting e il risultato è sempre apprezzabile. Ascoltando attentamente i pezzi non si scorge nulla di diverso se non il fatto che siano stati scritti e cantati in lingua finnica. L’apporto dei flauti e la grande presenza del violino e della fisarmonica fa sì che alcune song risultino più digeribili e più fluide, ma nel complesso un album che non riesce a decollare pur con la buona volontà di chi l’ha suonato.

Nulla da obbiettare sullo stile che non è mai cambiato nel corso degli anni, anzi i nostri continuano ad essere fedeli alla loro linea finnish folk metal che li porta ad essere amati o odiati dal popolo metal.

Nelle dieci tracce non si riesce a scorgere nulla di nuovo, anzi, riesce, nella sua quasi totale monotonia, ad essere lo stesso già sentito; più che una maturità artistica raggiunta nel corso di questi anni, lo stop di questo nuovo lavoro sulle idee e sul rinnovamento musicale li porta un po’ indietro. Meriterebbero di prendersi un bel riposo per ritrovare quella giovinezza che li ha resi celebri fino ad oggi.

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