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Kraut-rock. Ma anche no.

Sulle tetre pareti del Tunnel meneghino, bagliori blu-elettrico e lampi argentei si mischiano repentinamente ad intimi rossi da boudoir raffinati.

Nella fascia oraria preposta ormai ad incipienti e goduriose ronfate, un timido sestetto in chiara fase digestiva fa capolino da dietro le quinte: i poliedrici fratelli Acher e soci aprono la data milanese del nuovo tour dei Notwist sulle note di “Boneless”, secondo singolo estratto da “The Devil, You + Me”, ultimissima fatica della band bavarese che, accanto al masterpiece “Neon Golden”, va a tessere il repertorio della serata.

La tiepida esecuzione del brano d’apertura lascia spazio a suoni più compatti ed energici con “Pick Up The Phone” ed un’intensa “Gloomy Planet” dal finale in crescendo. Si susseguono “Trashing Days” e “This Room” e la risposta del pubblico sulle note di “Neon Golden” non si fa certo attendere: il Tunnel si trasforma in una balera à la Dirty Dancing in cui corpi e teste vanno a fondersi morbidamente con le pirotecnie musicali del sestetto crucco.
Il “naturale” aplomb della band non scoraggia l’entusiasmo delle centinaia d’anime presenti in sala e l’empatia col pubblico cresce, nota dopo nota, assieme ad audacia e sperimentazioni sonore di esalazioni rock ed elettroniche.

Il chiaro intento dei fratelli Acher è quello di far ondeggiare artritiche colonne vertebrali al ritmo di loop e ritmiche vivacissime; “Pilot” segue la lunga scia della title track precedente e trascina la serata verso la chiusura e l’ovvio encore.
Al richiamo del popolo, i Notwist ripiombano sorridenti sul palco e sfoggiano, manco a dirlo, l’attesissima “Consequence”, piezz’e core di aficionados e nuove leve.

Ma le cose belle, si sa, durano sempre troppo poco.
I bavaresi calano il sipario dopo un’ora e un quarto di acrobazie musicali altisonanti in cui, però, s’è visto di tutto: sei musicisti eclettici alle prese con altrettanti e più strumenti, dai curiosi controller della Wii (??) racchiusi fra le mani di Michael Acher, ai vinili ben destreggiati dal fratello accanto, giusto per citarne qualcuno.
La band, in dimensione live, riconferma puntualmente genio e versatilità nel proporre in chiave differente parte del proprio registro, smontando e riassemblando, con delicati ritocchi o stravaganze comunque ben dosate, composizioni che non hanno mai la necessità di essere etichettate in un genere ben definito.

Breve, ma intenso. Live irrinunciabile da annoverare nella propria gig-list di sempre.

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