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Krishna Biswas: Panir raccontato brano per brano

Quello del chitarrista e compositore indio-americano Krishna Biswas è un viaggio lunghissimo ed intenso trainati dalla sola chitarra acustica. Oggi su LoudVision ospitiamo un disco di contenuto e di cultura, perché in fondo dovrebbe essere proprio la cultura il vero punto di congiunzione tra il pubblico e l’artista. Si intitola “Panir” questo disco pubblicato da RadiciMusic di Firenze. Sono 3 grandi suite divise in 4 composizioni ciascuno. Ognuna sviluppa un tema, ognuna viene figurativamente rappresentata da un colore. Biswas indica come Verde il colore della fantasia e dei personaggi fantastici che la vita ci regala. Al colore Rosso invece si associa la suggestione della vita da artista. Al colore Nero invece i sapori, i cibi, il suono di chitarra che racconta anche questo elegantissimo stato sensoriale. A questo si uniscono altri 5 brani che eludono dai messaggi delle suite e, paradossalmente li competano. Impossibile inoltrarci nella critica di tecnica e composizione, ci troviamo di fronte ad un lavoro che necessità competenza e – manco a dirlo – cultura per farne di conto. In rete c’è anche un bel video di questo primo singolo estratto – per quanto valga ancora la nomenclatura singolo per un progetto simile: nel video la mano e l’arte figurativa dell’artista Fresnopesciacalli a corredare il delicato incedere di “Respira”. A LoudVision facciamo anche questo. Buon ascolto…

Krishna Biswas, “Panir” brano per brano

Respira

Il disco si apre con la prima delle composizioni esterne alle suite concettuali.
Lento e riflessivo, indipendente rispetto all’architettura delle suites, è stato composto poco prima della registrazione del disco ed esplora sonorità distese e di ampio respiro, quasi ad evocare il ritmo pacifico della natura, scandito da una percezione del tempo dilatata rispetto al pressante impegno del quotidiano.

SUITE VERDE

Atreiu

Primo brano della suite verde, dedicata a personaggi particolari incontrati, propone un ambiente rarefatto. Vuol essere un’evocazione del momento di raccoglimento prima di una prova impegnativa; da qui il titolo “Atreiu”, incontro interiore per molti di noi, eroe de La storia infinita, il brano evoca per me il clima sognante, alimentato da sogni di gesta ed avventure da affrontare.

Giggi

Secondo pezzo della suite verde, animato da un ritmo serrato e febbrile di note, instancabile, come la persona cui è dedicato, caro amico di famiglia. Luigi è in effetti da sempre vicino alle sorti della mia famiglia in modo concreto e generoso; persona dinamica e di mille risorse non poteva non evocare un brano ricco di spunti ritmici vicini alla cultura della musica rock.

Federe

Terzo pezzo della suite verde, di andamento interlocutorio e sinuoso, dedicato ad un amico conosciuto durante la condivisione di un appartamento in un luogo particolare di Firenze. Come il protagonista cui è dedicato il pezzo, il brano scorre fluido attraverso cambiamenti di clima e modo armonico, apparentemente impermeabile alle influenze esterne, in realtà sensibile ad accogliere improvvisazioni e cambi repentini di direzione.

Hans Rupert

Quarto e conclusivo brano della suite verde, evoca una ritmica ossessiva che richiama il riffing del metal. Anch’esso dedicato ad un amico di famiglia, personaggio flemmatico e sognatore. Il titolo risale ad un malinteso dovuto alla sordità di mia nonna materna. Il protagonista porta in alcune occasioni un nome spirituale adottato per via di frequentazioni meditative orientali, Hamsarupa; mia nonna materna, americana di adozione mai totalmente assimilata italiana, nel momento in cui furono presentati nella sua sordità capì Hans Rupert; da lì la versione anche italiana, con l’amico ribattezzato Gianni Ruperti.

SUITE ROSSA

Magenta

Primo pezzo della suite rossa dedicata all’evocazione di momenti artistici per me significativi. Pezzo riflessivo ed attento alla ritmica al contempo. Il nome è quello di un gruppo di rock progressivo in cui ho suonato da giovanissimo in cui erano presenti anche mio fratello ed altri amici. Il nome del gruppo lo trovò il tastierista, anima del gruppo innamorato del rock progressivo e dei Genesis di Peter Gabriel. Il brano evoca in versione acustica le scelte a volte bizzarre ed imprevedibili che propone questo stile musicale così attento all’aspetto strumentale.

Ocra

Secondo brano della suite rossa, sfrutta la tecnica del tapping e propone momenti onirici alternati ad altri più vivaci. Ocra è il colore che abbino a questa accordatura dello strumento a me cara. Un brano impegnativo sotto il profilo tecnico ha nella sua parte centrale un lungo momento improvvisativo in cui i bassi con la tecnica del tapping disegnano una melodia su di un ostinato ritmico sulle note acute suonate con la sola mano sinistra in legato martellato od hammer on in inglese. Pezzo rischioso ed eccitante da suonare dal vivo per queste caratteristiche di elevato coefficiente di difficoltà e libertà di scelta artistica.

Calabrone

Terzo brano della suite rossa, evoca l’incalzante rombo del calabrone, presente in un luogo di ispirazione per molti brani da me composti. In particolare attrae la mia attenzione un arbusto in fiore nei mesi caldi dell’anno in cui ospita molte specie tra api, calabroni e simili. Questa pianta i cui fiori emanano un dolce profumo è meta delle mie visite per dimenticare la pressione dei ritmi lavorativi e ristorare la mente; di conseguenza ispiratrice di brani musicali solari e dinamici.

Stibbert

Quarto ed ultimo pezzo della suite rossa, di movimento, evoca due mondi in particolare. Uno acustico di tradizione nordica, mentre l’altro vicino all’Oriente. Il parco ed il museo Stibbert a Firenze sono per me luogo di assidui pellegrinaggi e custodi della stessa dualità del brano. Questo parco è custode di molti luoghi suggestivi che hanno dato vita e spunto a più di un brano musicale della mia produzione anche passata come ad esempio Le pietre sanno tutto di me, ispirato dai suoi sassolini che rimangono incastrati nelle pieghe delle suole delle scarpe durante passeggiate meditative, oppure Il mare a Firenze, un sogno evocato dall’illusoria separazione dall’incalzante ritmo cittadino che suggerisce il luogo. Il parco è sede di un museo storico in cui sono esposti oggetti, in particolare armi antiche, appartenenti a culture occidentali ed orientali, di cui il proprietario Stibbert era attento collezionista.

KRISHNA COVERSUITE NERA

Palack Panir

Primo brano della suite nera dedicata ai cibi indiani. Pezzo musicale ricco di cambi repentini con salti da atmosfere rarefatte a momenti frenetici; irregolare. Dedicato all’artista frenopersciacalli. Una sorta di follia ritmica e melodica pervade questo brano in cui sono presenti elementi fortemente dimici alternati ad altri più sognanti che si poggiano su melodie suonate con armonici e bassi pronunciati con legati martellati. Il titolo del brano è quello di un tipo particolare di formaggio indiano a bocconcini cucinato con degli spinaci, piatto che si presta a molte combinazioni culinarie, proprio come il pezzo musicale.

Aloobhat

Secondo pezzo della suite nera è suonato in tapping, un brano, come si dice in gergo, di tiro. Il nome è quello di una pietanza indiana molto semplice, cui sono legato per ricordi dell’infanzia. Il piatto è a base di riso e patate schiacciati assieme per poi essere conditi con salse indiane. La carica energetica che emerge dal brano musicale con l’insistente riff dei bassi suonati in tapping è in qualche modo in sintonia con la semplice forza data da un piatto destinato ai contadini od uomini di fatica.

Raita

Terzo brano della suite nera, riflessivo e lento, fluido come il piatto abbinato, a base di yogurt e spezie. Il brano con il suo andamento ipnotico evoca una dimensione onirica e riposante per l’orecchio. Di proposito è abbinato ad un piatto indiano che è condimento per altri più carichi di spezie piccanti.

Tomato Chutney

Quarto e conclusivo brano della suite nera; molto ritmico ed acceso come la salsa piccante di cui porta il nome a base di pomodoro e peperoncino. Il pezzo è incentrato su un riff potente e riconoscibile come vicino ad una tradizione chitarristica rock. Gli elementi personali dell’interpretazione di questo atteggiamento strumentale risiedono nella scelta dell’uso di aperture armoniche grazie all’accordatura aperta dello strumento, la percussività della mano sinistra sulle corde ed il manico che in una condizione acustica di timbrica asciutta risulta decisiva nelle soluzioni ritmiche e melodiche, nonché l’utilizzo di scale esotiche ed esatonali.

Brani indipendenti dalle suites

Pervinca

Svincolato dalle suites, un pezzo suonato in arpeggio, evoca sonorità solari e serene. Brano dedicato ed ispirato ad un grande amore vissuto nel momento in cui composi il brano evoca nel titolo il colore preferito della sua musa. Al momento è l’unico pezzo nel mio repertorio che usa un’accordatura dello strumento con questo assetto di intervalli tra le corde a vuoto.

Peyote

Brano presente in Sfacelo azzurro del 2008 viene riproposto dopo quasi dieci anni di pratica quotidiana e modifiche. Suonato in tapping è di andamento lento ed accogliente anche per un ascoltatore meno abituato alla musica strumentale per chitarra acustica. Nel corso degli anni si è ridotta la velocità di esecuzione per permettere al pezzo di avere un andamento più accogliente e morbido all’ascolto.

Neve

Penultimo pezzo del disco, con la grave accordatura del basso in si, permette di evocare una sonorità accostabile alla delicatezza della neve. Evoca con la sua lentezza i movimenti delle mani mentre suonano, costrette dal freddo della neve a gesti minimali; questo limite stimola la ricerca di una soluzione espressiva diversa rispetto a quella in condizioni ambientali meno difficili, pretendendo uno sforzo compositivo ulteriore che regala variazioni interessanti.

Calice

Ultimo brano del disco è come quello di apertura lento e riflessivo, ultimo composto prima della registrazione definitiva dell’opera. La scelta di due brani con un clima onirico e rarefatto in punti così strategici come l’inizio e la fine del disco non è casuale. Un filo conduttore tessuto con elementi di ricerca di una propria voce è il movente dell’intero disco nonché dei lavori precedenti. Il suono acustico della chitarra con corde di metallo richiede una particolare cura nella scelta delle voci e degli arrangiamenti per risultare efficace nella comunicazione soprattutto nei momenti più lenti e cantabili; questa direzione è una sorta di comunicazione di ricerca di maturità artistica.

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