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  • Krypt: Preludes To Death

    Krypt

    Data di uscita: 25-04-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Shadows from the past

I Krypt (monicker che non è un concentrato di originalità) sono il figlio di un padre folle e degenere. Già perché Nag e Desecrator militavano negli Tsjuder, eccellente combo che ha fatto molto parlare di sé nella decade a cavallo del millennio. L’esperienza Tsjuder si chiuse con l’ottimo “Desert Northern Hell”, punto culminante di un violentissimo percorso musicale forgiato sul fuoco del black metal più malsano che nel tempo ha saputo rifinirsi, inglobando influenze che hanno definito/deformato un sound peculiare, per quanto possibile.
All’indomani del sopracitato lavoro e dello split definitivo i transfughi fedeli alla linea hanno deciso di plasmare una nuova creatura, non senza qualche differenza.
Il DNA Tsjuder è ancora presente, ovviamente, ma qualcosa è venuto a mancare nel passaggio. Potrebbe trattarsi soltanto delle giuste misure, di ricalcolare le coordinate o di ricreare un’alchimia che rendeva così ferale e pungente la miscela di black/thrash dei capostipiti, volente o nolente ombra che si staglia sui Krypt come monito e metro di paragone. “Preludes To Death” viaggia dritto su un binario più lineare, puntuale come un treno ad alta velocità con destinazione black metal norvegese, del più classico per altro, quasi a voler rimarcare volontariamente un passo indietro rispetto alla band madre, rigettandosi in un calderone che vede molte (troppe) band simili.
Il disco, che presenta episodi più riusciti di altri, ma sempre all’insegna di una tradizione incrollabile quanto immobile, cerca a volte di scrollarsi di dosso i fantasmi di uno stile musicale fin troppo recidivo in certe soluzioni: pezzi dalla struttura sparatissima, rallentamenti quasi doom a base di riff ripetuti e drumming quadrato. Tuttavia stacchi ed inserti “melodici” non vanno sempre a fondo come dovrebbero; quando ci riescono ne escono pezzi come “Hell’s Grim Tyrant”, con riff taglienti e un flavour malsano a testimonianza che l’esperienza acquisita negli anni se ben dosata porta ancora ad ottimi risultati.
L’impressione generale è quella di una band che ancora sta tirando le file del discorso per capire quale strada seguire, cercando una sintesi tra il proprio passato e il proprio futuro.
In questo contesto “Preludes To Death” si configura come un disco di passaggio restando in ogni caso di buona fattura ma solamente per chi, in possesso del giusto sistema di riferimento, può apprezzarlo. Chi non è assuefatto a questi suoni può decisamente passare ad altro.
Menzione d’onore per le grafiche curate, se interessano i dettagli.

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