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  • Kurnalcool: Takki A Beve

    Kurnalcool

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Continui imperterrito a beve

Piccoli imbragoni crescono. Questo si potrebbe dire, se solo i Kurnakkioni non fossero arrivati su disco ad un’età alla quale spesso il tasso alcolico nelle vene comincia a calare. A parte questo, musicalmente tutti i dettagli puntano ad una crescita/maturazione della band, approdata ad un sound ora più spesso influenzato dal rock dei seventies che al metal degli eighties. Se una volta era il metallo a dominare come sottofondo delle avventure notturne, tanto quanto dei risvegli traumatici, oggi (“Day Vi’ After”) c’è più spazio per la riflessione e meno per l’aggressività, incentivata più che altro dai retaggi musicali del passato (“Sbregamo Tutto”); c’è spazio per cover degli Ac/Dc (“Stazzi De Qua Bevi De Là”) e citazioni di Articolo 31 e simili (“Volemo Anda’ Al Festivalbar”), più che per riff ispirati dalla NWOBHM e dalla scena della Bay Area. Ad ogni modo, tutto ciò dovrebbe passare inosservato, infatti “so’ quindici anni che bevemo e sonamo” e “se c’è chi s’accorge è sano o è astemio, gente che poi, se sa, noi non ce la volemo”.
Dunque a tutta bir… vi’! I testi sono irresistibili (la migliore recensione sarebbe un estratto del booklet), il registratore macro-spia nascosto durante le serate etiliche fa il suo egregio lavoro, i cori sono irrefrenabili e la musica, si sa, serve per scuotere il culo e la testa. Obiettivo ampiamente raggiunto, tanto che i KurnAlcool sembrano decisamente e definitivamente essere diventati una band, di quelle che suonano dal vivo, scrivono nuove canzoni e le registrano. Gli anni dei mitici demo sono definitivamente sfumati, la focosa gioventù se n’è andata, ma c’è ancora qualcuno in grado di tenere alto il vessillo del vi’ metal. Benvenuti tra le band adulte!

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